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| Il
maxiprocesso Spartacus e il silenzio della stampa |
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di Sergio
Nazzaro
Si chiude un processo fondamentale contro il clan
dei casalesi. La stampa ufficiale tace, i boss si appellano
alla legge Cirami
30 settembre 2005 |
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Il giorno della lettura del verdetto, il tribunale
è stato blindato. Non c’era solo un’aula
bunker, ma tutto il circondario del tribunale è
stato trasformato in un gigantesco bunker: oltre
200 tra poliziotti e carabinieri, cani anti bomba,
due elicotteri in volo continuo nei cieli. |
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Quasi una settimana fa si è chiuso il secondo maxi
processo italiano: Spartacus I, nel silenzio e nell’indifferenza
più totale della comunicazione giornalistica italiana.
Spartacus ha giudicato e condannato gran parte del clan
dei casalesi che fanno riferimento al temuto boss Francesco
“Sandokan” Schiavone. Il clan dei casalesi
è indicato dalle menti illuminate della commissione
antimafia (leggi Lumia) come uno dei più potenti
e pericolosi d’Europa.
I numeri che ci permettono di definire maxi processo Spartacus
1 sono i seguenti: dal momento del blitz alla lettura
del verdetto passano ben 10 anni. Oltre 115 persone processate,
21 gli ergastoli, oltre 750 anni di galera inflitti. Un
processo in cui è emerso anche un piano per uccidere
il senatore Lorenzo Diana, come si può leggere
nell’interrogazione parlamentare del 11 dicembre
2000, firmata da un nutrito gruppo di parlamentari.
I documenti della D.I.A. delineano il quadro con maggiore
precisione: “L’operazione - avviata nel 1993
con lo scopo di aggredire i clan camorristici dominanti
nella provincia di Caserta ed, in particolare, quello
dei casalesi - ha consentito l'emissione di oltre 300
ordinanze di custodia cautelare in carcere nonché
il sequestro e la confisca di beni per migliaia di miliardi
di lire. Si è proceduto al sequestro di 199 fabbricati,
52 terreni, 14 società, 12 autovetture e 3 imbarcazioni
per un valore complessivo di 354 miliardi di lire. Inoltre
sono stati sequestrati beni mobili ed immobili, frutto
di attività illecite, per un valore complessivo
di circa 400 miliardi di lire. Tra gli arrestati figurano
uomini politici, appartenenti alle Forze di Polizia, nonché
imprenditori campani.
Le indagini hanno consentito di acquisire ulteriori elementi
sulle attività illecite del sodalizio criminoso
dei casalesi, operante nell’ hinterland casertano.
Nel luglio del 1998 la D.I.A., in collaborazione con la
Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Caserta, ha
dato esecuzione a 135 ordinanze di custodia cautelare
in carcere nei confronti di altrettanti soggetti, tra
cui figurano 20 appartenenti alla Guardia di Finanza,
ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione,
concussione, truffa aggravata ed altro. Tra le diverse
tranche investigative, si rammenta, in particolare, quella
denominata “Spartacus 3 - Omicidi”. Questa
è stata attivata nel novembre del 1999 quale “filone”
autonomo dell’operazione “Spartacus”,
a seguito dello stralcio, operato dalla D.D.A. partenopea,
con riguardo a circa 100 fatti omicidiari avvenuti nel
corso degli anni ’80 e ‘90 in provincia di
Caserta”.
La lettura della sentenza ha assolto la quasi totalità
dei politici coinvolti e dei rappresentati delle forze
dell’ordine. Anche se il verdetto lascia ampi margini
di dubbi sulla condotta di tutti i soggetti coinvolti.
Il clan dei casalesi ama il silenzio, e hanno fatto sì
che durante tutto il processo non si facesse troppo rumore
a livello nazionale in merito a quanto si stava dibattendo
nel tribunale di S.Maria Capua Vetere. Il giorno della
lettura del verdetto, il tribunale è stato blindato.
Non c’era solo un’aula bunker, ma tutto il
circondario del tribunale è stato trasformato in
un gigantesco bunker: oltre 200 tra poliziotti e carabinieri,
cani anti bomba, due elicotteri in volo continuo nei cieli.
Dopo un’ora di lettura della sentenza si è
posto fine ad un processo lungo e sofferto che ha visto
sfilare oltre 500 testimoni, per un totale di quasi 730
udienze. In conclusione un processo assolutamente garantista
che, nello stesso giorno della cattura di Paolo di Lauro,
segnava una vittoria importante dello Stato Italiano nella
martoriata Terra di Lavoro.
Fino all’ultimo ci sono stati tentativi per fermare
questo processo, soprattutto quello grave e indecente
di appellarsi alla legge Cirami (legge varata dal governo
Berlusconi) da parte di tutti i boss alla sbarra. Ecco
a che cosa porta la sconsideratezza della politica svolta
nei salotti romani che difende gli interessi di pochi,
e non quelli di tutti i cittadini italiani. Possiamo mai
incolpare i capo clan anche del fatto che si appellano
ad una legge dello Stato Italiano? No, non credo proprio.
Forse, una volta tanto bisognerebbe condannare chi le
propone certe leggi. Anche per questo si è voluto
un profondo silenzio della stampa italiana. Immaginate
cosa sarebbe successo se il Corriere della Sera o Repubblica
avessero titolato “ Riina si appella alla Cirami?”.
Ma al posto di Riina (nome famoso ormai) si sarebbe dovuto
scrivere Schiavone o Bidognetti, ma chi sono se la stampa
non sensibilizza l’opinione pubblica?
Leggiamo qualche passo della richiesta di due importanti
imputati, Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria, nell’appellarsi
alla legge Cirami:
“CONTESTO AMBIENTALE. Intorno ai due imputati si
è creato un clima che incide sulla libertà
di determinazione delle persone che partecipano al processo.
A causa di un condizionamento costante dell'opinione pubblica.
Dal 1998, data di inizio del processo, gli stessi giudici
giudicano sempre per gli stessi imputati e per imputazioni
simili tra loro.
IL DIRITTO ALLA DIGNITÀ. Walter Schiavone è
detenuto nel carcere di Parma e per partecipare alle videoconferenze
deve sottoporsi ad un'accurata perquisizione. Secondo
i penalisti, si tratta di una violazione delle regole
di dignità dato che l'imputato è costretto
a denudarsi completamente.
LA FRETTA. Ci sono troppe forzature che non consentono
il regolare svolgimento del procedimento, come quando
nel maggio scorso il difensore fece l'arringa, senza la
presenza dell'imputato arrivato in ritardo.
INTERVENTI PUBBLICI. I penalisti contestano l'accanimento
sui due imputati e in generale sulla famiglia dei Casa
lesi da parte di avvocati, magistrati, esponenti religiosi.
Creando una aspettativa legittima di condanna nel cittadino.
IL LIBRO E LE MONOGRAFIE. Sono stati scritti libri e fatti
seminari sul ruolo di Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria
nel clan dei Casalesi, dando per scontata la colpevolezza
degli imputati nonostante si sia ancora al giudizio di
primo grado.
IL CALENDARIO. La Dia nel 2004 ha fatto un calendario
con il volto degli arresti eccellenti operati, tra i quali
c'era anche Francesco Schiavone. Questo secondo i penalisti
demonizzerebbe la sua figura.
LA PRESSIONE DEI MEDIA. Contestati i continui articoli,
a volte "premonitori" non solo sui due imputati
ma su tutta la famiglia dei Casalesi.
Non è uno scherzo quanto scritto sopra. La domanda
è sempre la stessa: dove stava la Stampa? Chi ha
provato a scrivere di questo, pochi colleghi coraggiosi
(free lance della verità, senza un santo in qualche
redazione), hanno subito ricevuto intimidazioni. Non si
doveva sapere che la legge Cirami la possono invocare
anche i camorristi.
Ma alla fine lo Stato ha vinto nei panni di zelanti e
coraggiosi giudici, cancellieri, forze dell’ordine,
operatori tutti che però non assurgono al ruolo
di eroi pubblici, come accade per chi lotta la mafia.
Non un solo nome direbbe niente a nessuno, eppure il giudice
Cantone che vive da moltissimo tempo sotto scorta, è
fondamentale alla pari di un Giovanni Falcone. Il silenzio
che uccide è il silenzio colpevole di tutta la
stampa.
La camorra di Terra di Lavoro è molto più
insidiosa perché opera totalmente nell’ombra,
con una forza che ha portato la sua espansione da un capo
all’altro del globo: i primi a sbarcare nell’est
Europa cosi come in Cina, fino a tenute e interessi economici
in Brasile, Santo Domingo, Argentina. Dicevamo che nello
stesso giorno della sentenza a Napoli veniva catturato
Paolo Di Lauro. Il suo clan con la sola gestione della
droga fatturava intorno ai 300.000 euro al giorno. Senza
contare tutto il resto.
Se poi a questo aggiungiamo la presenza di un clan come
quello dei casalesi che hanno interessi nei rifiuti, edilizia,
droga, armi, prostituzione, abbiamo un giro di centinaia
e centinaia di milioni di euro che non possono non essere
visti come il primo e più prioritario problema
che qualsiasi governo italiano deve affrontare.
I morti ammazzati a Napoli e Caserta non fanno più
notizia: qualche riga sui principali quotidiani e basta!
Metà nazione è nella morsa del crimine organizzato
e nessuno dice niente. Anche l’arresto di un grosso
boss come Di Lauro a Napoli è nei telegiornali
la quinta o la sesta notizia.
Nel DOSSIER – Libro Bianco dei magistrati di S.Maria
Capua Vetere è indicativo leggere quanto segue:
“Ed invece l’impressione è che, a fronte
della presunta ineliminabilità del fenomeno camorrista
in provincia di Caserta, scarso rilievo debba essere dato
ai fatti di sangue che pure accadono con la frequenza
indicata. Ci si riferisce in particolare all’informazione
nazionale, pubblica e privata, ormai dimentica della provincia
di Caserta, sempre più abbandonata come fosse una
periferia della realtà nazionale non più
guaribile.
A testimonianza di ciò si richiamava, nel dossier
già agli atti della Commissione settima del Csm
del 12 marzo 2004, l’assoluta carenza di eco nazionale
che ha interessato il duplice omicidio di due giovani,
congiuntamente al ferimento di altri tre: fatto accaduto
nella piazza di Villa Literno il 28.9.2003, verosimilmente
per regolamenti di conti ascrivibili all’ambito
camorristico, ma non per questo da far passare sotto silenzio,
soprattutto se si tiene conto della giovane età
delle vittime, delle modalità dell’agguato
caratterizzato da un incredibile inseguimento, sotto gli
occhi atterriti di inermi cittadini.
Altrettanto accadeva per l’omicidio di un dipendente
del comune di Casapulla, assassinato nel proprio ufficio
durante l’orario di lavoro per vicende di natura
amministrativa. La situazione non è mutata!”
Dove è finito il giornalismo? Più volte
ho ripetuto questa domanda nel corso di questo articolo,
ma la camorra non è un accadimento sporadico, un
attimo di folklore. Non si può parlare del più
devastante fenomeno criminale soltanto in occasione di
una guerra che semina morte dovunque e poi far passare
sotto silenzio le tante altre quotidiane morti violente.
Spartacus I è stato anche il processo dei migliaia
e migliaia di proiettili sparati nel corso di molti anni,
di persone scomparse e di violenze feroci e inaudite.
Di sangue sparso a quintali per le campagne e le strade
dell’assolato Sud. Di cervelli e ossa spappolati
sotto i colpi di mazze e martelli. Di minacce e intimidazioni
a pentiti, collaboratori e testimoni. Di barbarie medievale
negli anni 2000. Si parla molto nel mondo e in Italia
di notizie censurate. Forse la camorra rientra in una
di queste.
Ma proprio nessuno in qualche redazione dei grandi giornali
nazionali ha un moto di sdegno per il proprio silenzio? |
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Storie
Le realtà condizionate dalla mafia viste dai lettori |
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Memoria
Storie legate a persone che hanno dato la vita per una società
più civile |
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Riflessioni
I cittadini e il rapporto con la realtà mafiosa |
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