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| La
guerra |
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di Sergio
Nazzaro
Ora che nuovamente i media non parlano più
di "emergenza camorra", Cuntrastamu ripropone
un articolo che parla di cosa sia la camorra a prescindere
dall'attenzione dei giornali. L'articolo è
stato scritto a inizio anno, ma la sua attualità
va ben oltre le cronache quotidiane.
3 giugno 2005 |
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Questi sobborghi carenti di tutto sono un ottimo
rifugio per il crimine. Il controllo è semplicemente
impossibile. Osama Bin Laden potrebbe affittare
un villino in riva al mare senza problema alcuno.
O semplicemente sfondare la porta di una delle tantissime
case abbandonate e viverci il resto dei suoi giorni
al sole del mediterraneo. Non c’è una
presenza dello Stato. |
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La guerra finirà quando ci sarà un vincitore:
il clan di Lauro o gli Scissionisti. Lo Stato non fa parte
della partita. Può solo stare a guardare. Chi crede
che l’intervento delle forze dell’ordine,
della magistratura può porre termine ad un eccidio
quotidiano semplicemente non ha il senso della realtà,
ma una speranza che con il quotidiano non ha nulla a che
fare. Il territorio di Secondigliano genera una quantità
immane di denaro. Qualcuno deve pur gestirlo.
Ormai si (ri)parla tanto di Napoli e dintorni, questo
accade soltanto quando il numero dei morti supera un tetto
accettabile in un lasso di tempo non definito (dalla ragione
normale). Fino alla conclamata guerra, i morti erano già
centinaia, qualche decina concentrata in pochi giorni
ha creato il pandemonio mediatico. Il più delle
volte senza una reale percezione del problema. Come sempre,
e soprattutto perché chi racconta non vive in zona,
ma in città protette e comode. Lontane da Napoli.
La camorra è uno stato parallelo che produce un
economia di centinaia di milioni di euro. Ormai non importa
più chi lo gestisce questo denaro. Di tanto in
tanto una mente criminale più fine delle altre
guadagnerà le prime pagine dei giornali. Del resto
quando votiamo per le nostre elezioni politiche sappiamo
che, indipendentemente da chi vince, lo Stato continuerà
ad esserci. Il medesimo discorso vale per la camorra.
Non importa chi muore o quale clan prevale. C’è
un’economia criminale che produce ricchezza. Qualcuno
la gestirà. Oggi è Paolo di Lauro, domani
sarà un nome per adesso ai più sconosciuto.
Il blitz di Napoli con quasi 2000 uomini pone qualche
interrogativo:
1) Come è possibile che nel 2005 ci siano interi
quartieri nella settima potenza industriale (si dice)
nel mondo completamente fuori dal controllo dello Stato?
2) Bunker ed inferriate vengono divelti dagli uomini delle
forze dell’ordine. L’esistenza di questi bunker
la conoscevano tutti, anche perché molto (credetemi)
molto visibili a tutti. E per le forze dell’ordine
no?
3) Se occorrono 2000 uomini per un quartiere, ed a Napoli
ci sono almeno 10 quartieri con le stesse problematiche,
conti alla mano servono 20.000 uomini per ripristinare
la legalità, cioè molti (credetemi) di più
di quelli che abbiamo inviato in Iraq?
4) Fino ad oggi si è parlato soltanto di Napoli,
senza tenere in assoluto conto della presenza camorristica
che si estende per tutta la provincia casertana e napoletana,
e quindi i conti alla mano sfuggono perché alla
fine, forse, ci occorre un blitz con 500.000 uomini?
Non c’è soluzione al problema. Questa è
la verità. Ieri l’arresto di Cosimo di Lauro
(e oggi correggendo il pezzo già siamo a + 5 morti),
e un uomo decapitato e bruciato. Come accade solo in Iraq.
Viene il presidente Ciampi, e si ammazza un uomo sempre
a Secondigliano. Si tiene un super vertice alla procura
e si trovano tre cadaveri in un’auto.
Non è la sfida della camorra allo Stato questa,
semplicemente riorganizzazione della propria struttura,
che ci sia in visita il Presidente o meno, il lavoro va
avanti. Sappiamo tutti che la droga produce a Secondigliano
300.000 euro contanti puliti in un giorno, nei giorni
della morsa dei controlli è sceso a poco più
di 20.000 euro. Non si è fermato il traffico, è
solo rallentato. In tutti questi anni ( e non mesi) di
accumulo, possiamo immaginare quanto denaro è stato
prodotto? Solo con la droga, tralasciando immondizia,
edilizia, armi, e tutti gli altri settori. La quantità
di denaro non è enorme, è semplicemente
quanto occorre allo Stato italiano per azzerrare il suo
deficit e molto altro ancora.
Parlare di camorra senza vivere sul territorio è
quanto di peggio possa fare l’informazione. Alla
televisione il solito folklore del ragazzino in moto senza
casco, la terribile parlata dialettale che non spiega
niente, l’inquadratura di un palazzo grigio. Il
solito lenzuolo bagnato di sangue. Qualche grande penna
del giornalismo che scrive il suo diario dal fronte, per
poi vivere comodamente a Roma o altrove.
Nel mio essere pendolare, traccio una sorta di camorra
tour essenziale delle due province, che sarà sempre
incompleto. Ogni mattina che mi reco al lavoro, a meno
di un paio di chilometri da dove si svolge la guerra di
camorra del momento.
Partenza da Mondragone, feudo dei La Torre. Ai tempi d’oro
l’unico vero contrasto ai casalesi, con ramificazione
che passavano dalla Svizzera, per l’Olanda finendo
in Scozia. I processi coinvolgono sempre istituzioni di
più paesi. Oggi terra conquistata dai casalesi.
Se c’è un clan del paese che versa poi una
quota bene, altrimenti la gestione passa direttamente
in mano al clan più forte cioè i casalesi.
Qui i morti sono state decine e decine, ammazzati e buttati
nelle cave o nei pozzi naturali. Una bomba a mano per
completare il lavoro. La valenza di un omicidio al sud
è data dalla sua brutalità. Ammazzare soltanto
non basta, bisogna allegare un messaggio chiaro e forte.
Lascio Mondragone percorrendo la Domitiana, un strada
che non lo è. Gli incidenti si sprecano e nessuno
crede che in tempi brevi si potrà avere una strada
normale. Il manto stradale è scomparso per lasciare
chilometri di buche e dissesti. Eppure Mondragone ha il
fregio di avere un politico nazionale di rilievo come
Mario Landolfi che è portavoce di Alleanza Nazionale
o di Fini, dipende dai momenti e che, non riesce ad essere
portavoce di istanze più basilari? Dopo Mondragone
c’è Pescopagano, la prima di tante terre
di nessuno.
E’ difficile spiegarlo a parole, bisogna vedere
il nulla che sussiste. Questi sobborghi carenti di tutto
sono un ottimo rifugio per il crimine. Il controllo è
semplicemente impossibile. Osama Bin Laden potrebbe affittare
un villino in riva al mare senza problema alcuno. O semplicemente
sfondare la porta di una delle tantissime case abbandonate
e viverci il resto dei suoi giorni al sole del mediterraneo.
Non c’è una presenza dello Stato.
Dopo Pescopagano, Castelvolturno. A questo punto si percorre
la variante o si attraversa il paese. La seconda scelta
vi porterebbe a non credere ai vostri occhi: il crimine
non si nasconde è sulla strada per Villaggio Coppola.
La devastazione di certi quartieri si contrappone allo
sfarzo di qualche albergo e di qualche locale totalmente
barocco e assurdo nel suo essere così pulito mentre
tutto intorno si mischiano le razze più disparate
e le prostitute si affacciano sulla strada (per modo di
dire, anche qui l’asfalto è un sogno) con
spacciatori pronti a vendervi di tutto. La variante invece
porta sulla Nola -Villa Literno che attraversa tutta l’area
nord del casertano e del napoletano.
I nomi dei paesi si susseguono veloci: Cancello Arnone,
Villa Literno, Frignano, Gricignano, Orta di Atella, Succivo,
Caivano, Carinaro e molti altri ancora. Questa strada
è stata rimessa a nuovo da poco, un lavoro perfetto,
bisogna ammetterlo. Mi ha confidato un persona del mestiere
che la ditta è di Casale di Principe: “Si
sa che la ditta è in mano dei camorristi, in una
maniera o l’altra: è stupido fare finita
di niente. Sanno lavorare, tutto è regolato per
bene, lo straordinario è pagato. Sai, quando vieni
pagato regolarmente con contratto ti viene voglia di lavorare
anche di più, anzi spero che prima o poi riesco
a lavorare con loro”.
Le regole base dello Stato diventano le regole base della
camorra, solo che noi abbiamo la legge Biagi. loro no.
Con la macchina attraverso Casale di Principe. Non vedo
un palazzo, sono tutte unità abitative singole,
i condomini non sono ammessi. Qui hanno ucciso don Peppino
(il processo deve ancora finire dopo dieci anni) e qui
hanno ucciso Federico del Prete sindacalista, tra i tantissimi
altri. Questo è l’impero dei casalesi, di
Sandokan, degli Schiavone.
Ormai sono uno dei clan più potenti d’Europa
come ebbe a dire Lumia (che conosce bene il suo lavoro)
dell’antimafia. Non si muove foglia o mattone che
non ci siano loro di mezzo. Tempo fa vendevano le armi
alla temuta tigre della Serbia Arkan. Queste le dimensioni
che sono apparse in superficie. Ma l’iceberg è
sempre molto più grande sotto le acque.
Fare un servizio giornalistico a Casale di Principe è
pericoloso. Le targhe delle macchine vengono segnate e
i passaggi di troppo anche. Non è territorio della
Repubblica Italiana, ma di Sandokan. Come Secondigliano.
La macchina prosegue il suo viaggio. I pendolari sono
tanti. Quando ci si avvicina alla zona nord di Napoli
il traffico di uomini e merci aumenta. Qui non ci si ferma
mai. Aziende e ipermercati sono tantissimi, ma più
di quanto possiate immaginare. Il nord di Napoli concentra
milioni di abitanti che spendono, ed è un continuo
fiorire di aziende. Non ultimo l’apertura di Ikea,
il più grande d’Italia ad Afragola.
Un nome ai più sconosciuto, ma tempo fa si considerò
l’idea di costruire qui Euro Disney. La guerra di
camorra che ne segui fece cambiare idea agli studios americani.
Ogni metro quadro di queste zone ha moltissime storie
da raccontare. Lascio la Nola Villa Literno e prendo la
strada per Caivano, che mi porta a Frattamaggiore. Qui
di nuovo le strade sono allo sfascio totale. Intravedo
il quartiere “Verde”, chiamato così
per il suo colore. Una Secondigliano in miniatura, nessuno
si avvicina al quartiere.
E’ pericoloso. Intravedo già da lontano Scampia,
mentre guido, sull’altra corsia delle persone fanno
ginnastica. Normale amministrazione al sud, si costruisce
una strada, sempre a metà. Un pilone dell’elettricità
ostacola la fine dei lavori. Non si può congiungere
definitivamente il ponte. E’ vero, c’è
stato un referendum e quindi bisogna interrare questo
tipo di conduzione dell’elettricità. Quando
chiedo a Frattamaggiore una previsione per la ripresa
di questo lavoro mi rispondono con un’alzata di
spalle: “ Si vede che chi deve mangiare ancora non
lo ha fatto!”. Qui chi non conosce le strade ci
si può perdere. Sono tante, troppe e senza nessun
tipo di indicazione.
Per raggiungere Secondigliano ci sono tante strade. Una
ti fa passare davanti alle fabbriche di D’Amato,
si proprio lui l’ex presidente di Confindustria.
Chissà se ha mai mostrato una foto della strada
dove si affacciano le sue aziende. Scusate, strada non
è il termine giusto. Eppure sul corso che porta
proprio il suo nome sono tantissime le realtà produttive
realizzate in un contesto urbano spaventoso e totalmente
degradato. Ogni tanto si vede qualche camion di merci
proveniente dal nord che non riesce a trovare l’indirizzo
e allora gli abitanti delle zone con molta pazienza spiegano
il sistema per arrivarci, tra una bestemmia e l’altra.
Davanti alle fabbriche di D’Amato c’è
sempre una macchina dei carabinieri, anche se si muore
a pochi metri di distanza per i colpi della camorra. Mi
domando come possa chiedere ad altri di investire qui,
se sa bene le condizioni in cui si versa. Mancano le basi
dei servizi, come le strade e la sicurezza ad essa connessa,
l’illuminazione. E’ il 2005 bisognerebbe averle
queste cose. Da Frattamaggiore c’è un’altra
strada che porta a Secondigliano. Una sorta di piccola
tangenziale che finisce nel nulla, si proprio così.
Da un certo punto la strada diventa ripida, ci sono i
blocchi di cemento, ed è finita la strada. Qui
regna sovrano il caos. Uomini e merci sempre in abbondanza,
il resto è il peggior incubo che possiate immaginare.
Sembra la misera nera di Falluja, anche se poi la gente
non è povera. Assolutamente. Ma il degrado investe
tutto ciò che è competenza dello Stato.
E’ qui che perde la sua partita prima e fondamentale.
Arrivo a Secondigliano. Il disgusto mi assale. Palazzoni
enormi e la miseria più nera delle infrastrutture.
L’insegna di un albero accoglie chi arriva da queste
parti: “Riservatezza e discrezione” a caratteri
cubitali. Questo è l’hotel per chi va a trovare
i parenti detenuti nel super carcere di Secondigliano.
Giustamente in una zona degradata ci si costruisce anche
il carcere. Così i criminali vedono casa dalle
proprie finestre. Eppure Secondigliano, Scampia e il Terzo
Mondo è popolato da gente onesta, abbandonata dallo
Stato che non ha soluzioni per un problema così
atavico e difficile. Radere al suolo un pezzo di città
diventa veramente l’unica soluzione. Da queste parti
ora il comune regala il terreno a chi vuole costruire
aziende. Diciamocelo onestamente, chi aprirebbe un’attività
a Secondigliano? Nessuno!
A pranzo vado in una piccola pizzeria dalle parti di Arzano.
Qui si mangia a dovere ad un presso bassissimo. Un’amica
mi racconta del suo lavoro: “Mi danno 600 euro a
nero dal lunedi al sabato senza orario, 1 ora di pausa
pranzo. Attacco alle nove e finisco alle 8 di sera. Forse
mi fanno il contratto regolare per 850 euro, ma vogliono
comunque continuare a darmi 600 euro. O questo o niente
da queste parti”. Questa è la realtà
del degrado a Napoli Nord. Non c’è lavoro
e se ce ne, la regolamentazione è una fantasia
senza senso. I primi alleati dei camorristi sono tutti
gli organi preposti al controllo della regolarità
dei contratti di lavoro. Ma forse non esistono più
gli ispettori del lavoro.
Certo è che con l’economia generale italiana
a pezzi, il sud reagisce alla grande: straordinari non
pagati, orari aziendali impostati sulle 9-10 ore, per
contratti regolari al minimo sindacale (se va molto bene).
Tutti sappiamo quanto riesce ad erogare la camorra come
stipendi, soltanto per stare a guardare se giunge una
macchina dei carabinieri, riesci a guadagnare anche 800
euro per stare in mezzo alla strada.
Rimango sulla strada ad osservare la gente. Dalla televisione
sembra che ti possono sparare da un momento all’altro:
non è vero. Muore chi fa parte del gioco criminale.
E qualche innocente che si trova sulla linea del fuoco.
Da queste parti la gente si arrangia, ed anche tanto.
Ma dove è lo Stato che impedisce il lavoro al nero,
impedisce di fatto la schiavitù in era moderna?
Latita meglio di Ciruzzo O’millionario.
Parlo con un’insegnate delle scuole elementari di
Secondigliano: “Non ho visto tutti questi posti
di blocco in giro, qualche giorno si, ma niente di più.
A volte ho saputo dalla televisione che dietro la scuola
c’erano dei morti. Qui la vita procede come sempre.
Ci sono due clan che si affrontano e devono finire la
loro sfida. I ragazzi hanno voglia di vivere bene, i genitori
rispettano il lavoro che facciamo e ci sono tanti progetti
in corso, ma il lavoro manca. Tutto qui il problema. Non
tutti sono criminali e preferirebbero avere una piccola
busta paga invece di rischiare la vita”.
Devo riprendere la via di casa, passo a salutare degli
amici. Il loro parco all’interno di Secondigliano
è una piccola città con migliaia di abitanti
asserragliati come in un fortino, all’entrata un
guardia giurata che da i pass per i visitatori, e sono
a Secondigliano non in un quartiere esclusivo a Hollywood!
Tutti hanno paura di tutti, ma all’interno del fortino
forse si può stare un poco più rilassati,
fintanto che non iniziano a volteggiare gli elicotteri
da guerra della polizia, si vedono correre uomini in tuta
militare dovunque, mascherati come se qualcuno avesse
cambiato canale e stessimo ad ascoltare le notizie dall’estero.
Ma se prendi la metropolitana in dieci minuti sei a Piazza
Dante, al centro di Napoli, al centro della retorica sulla
camorra.
Non c’è soluzione, Cosimo di Lauro è
stato arrestato, o comanderà dal carcere o se non
lo potrà fare, dovrà tornare il padre, e
se neanche lui potrà condurre la guerra, tra poco
ci sarà un nuovo nome sconosciuto che tutti conosceremo.
Ma anche la disperazione. |
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Storie
Le realtà condizionate dalla mafia viste dai lettori |
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Memoria
Storie legate a persone che hanno dato la vita per una società
più civile |
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Riflessioni
I cittadini e il rapporto con la realtà mafiosa |
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