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Credo che in noi era radicata la visione che: "La
Mafia è un problema che appartiene ad altri
e che non si può sconfiggere perché
è più forte." Si. E' questa la risposta
che i più si danno sul problema Mafia. |
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Il sipario del cinema era aperto e le porte di sicurezza
spalancate. Uscimmo dal gruppo e scendemmo i gradini
verso la banchina del molo per fumare un' ultima sigaretta
prima dell'incontro programmato dalla scuola.
Alle nostre spalle v'era il manifesto con la scritta:
"Augusta 6 novembre 1983 nei locali del cine-teatro
della Marina Militare Italiana presso Banchina Torpedinieri
il Liceo Scientifico Andrea Saluta incontra Pippo Fava
giornalista e scrittore, fondatore della Rivista "I
Siciliani", sul tema: Cos'è la mafia?"
Rientrammo all'interno della sala lentamente e svogliati.
Sui nostri volti si leggeva l'insofferenza di chi subiva
il torto di una giornata trascorsa male tra dibattiti
che poco avevano a che fare con la nostra giovane vita.
E poi, ci dicevamo "noi siamo in terza classe ed il
tema trattato non è importante ai fini degl'esami
che invece le quinte devono affrontare; che noia." Giungemmo
all'interno e ci sedemmo in fondo sulla sinistra. I
professori ci indicavano dei posti liberi nelle file
più avanti ma nessuno raccolse il loro invito.
Le sedie pieghevoli di legno cigolavano e alcuni di
noi lo facevamo apposta per attirare l'attenzione. Ognuno
aveva i pensieri rivolto ad altro: la ragazza che stava
nella fila più avanti, il carburatore del motorino
che andava cambiato, il compito di matematica che l'indomani
l' attendeva. Tra risa e mormorii la sala finalmente
si riempi anche degli altri che erano in ritardo. Si
chiusero le porte di sicurezza e si abbassarono le luci.
Sul palco un professore introdusse l'argomento e l'ospite
che doveva intervenire. Nessuno nella mia classe lo
conosceva. Non sapevamo nulla di lui; ne quello che
faceva, ne quello che scriveva. Sul tema della Mafia
poi avevamo si fatto alcuni compiti in classe ma rimaneva
distante da noi. Sembrava una cosa che appartenesse
solo a quei paesini delle parti remoti della nostra
regione dove a volte ci si era fermati per una breve
sosta durante le gite scolastiche.
Che ridere ci faceva il vedere nei giardini pubblici
di quei luoghi i vecchi con le coppole in testa e le
donne tutte di nero vestite. Per loro noi eravamo dei
turisti qualunque che avevano rotto il loro tranquillo
scorrere del tempo mentre per noi loro erano un film
in cui mancava solo la cinepresa ed il regista. Due
mondi diversi che condividevano lo spazio e le risorse
della stessa terra. Il professore finì la sua
introduzione e il faretto fu puntato verso un angolo
del palco dove v'erano già posizionati due sedie
e due microfoni.
A fianco di quegl'oggetti v'erano due uomini uno longilineo
e barbuto ed un altro più basso e paffutello.
Il paffutello era Salvo Fruciano all'epoca solo giornalista
della carta stampata ed ora corrispondente per la Rai
della provincia di Siracusa. Anch'egli introdusse brevemente
l'ospite che senza molte cerimonie prese il microfono
e si presentò: "Buongiorno a tutti il mio nome
è Pippo Fava." Per tutta la durata dell'intervista-dibattito
vi fu un banale silenzio frutto non dell'attenzione
prestata ma bensì dalla paura di essere richiamati
dai docenti e soprattutto dalla volontà di far
svolgere il tutto con rapidità, senza perder
altro tempo.
Quando i due uomini sul palco terminarono e si rivolsero
al pubblico affinché si ponessero domande così
da aprire un dibattito, ci fu un rapido passa parola
tra noi studenti che indicava di non farne. V'aderimmo
tutti senza batter ciglio; tranne uno. Walter studente
della quarta A che vinse il timore del nostro brusio
di fondo nel tentativo di scoraggiarne l'iniziativa.
Si alzò dal suo posto e chiese: "dott. Fava in
che cosa la Mafia delle grandi città come Catania
dove lei vive è diversa da quella storica e rurale
dell'entroterra? A risposta ricevuta tornò al
suo posto con grande sospiro di sollievo di tutti. "Il
solito comunista" ci dicemmo fra noi - Non perdono mai
occasione per mettersi in mostra e fare le loro solite
domande."
Tornammo alla nostra vita d'ogni giorno come se nulla
fosse e di quel giorno in poco tempo ci rimase solo
il ricordo di essere usciti da scuola prima delle tredici
e trenta. Tutto come prima; moto, ragazze, studi, partite
di calcio e vacanze natalizie all'orizzonte fino al
7 gennaio. Tutto come prima? Tutto, tranne il rientro
in aula dalle vacanze che fu invece assai diverso quell'anno.
Il 5 gennaio avevano assassinato Pippo Fava.
Lo sconosciuto si era pienamente presentato questa volta
ed in noi tutti la notizia suscitò sgomento e
la riflessione per un'occasione mancata. Ho memoria
di quei giorni come di una specie d'iniziazione alla
vita reale e da tempo mi domando il perché di
quella enorme distanza che avevamo posto tra noi e un
problema che invece ci toccava così da vicino.
Ovviamente sono tanti i perché: l'incoscienza
della giovane età, l' insofferenza per tutto
ciò che era legato all'insegnamento scolastico,
una mancata preparazione di fondo prima dell'evento
da parte dei docenti, una spiccata goliarderia che v'è
negl'uomini quando fanno gruppo, insomma se ne possono
dar tante di spiegazioni ma oggi sento di aver trovato
le origini più profonde. Credo che in noi era
radicata la visione che: "La Mafia è un problema
che appartiene ad altri e che non si può sconfiggere
perché è più forte." Si. E' questa
la risposta che i più si danno sul problema Mafia.
Ed è grazie a questa risposta da anni radicata
sulle nostre coscienze che essa riesce a trovare vigore
e forza di penetrazione. La mafia più capace
lo sa, e tenta di difendere con ogni mezzo questa risposta.
A proposito di ciò mi tornano in mente le parole
di Pippo Fava che vent'anni fa diede in risposta all'amico
Walter: "La mafia ha stesse origini e stessi obbiettivi
sia che sia "rurale o cittadina" come si dice; controllo
del territorio, imposizione del pizzo, traffico illecito
di sostanze stupefacenti, edilizia e costruzioni, appalti
pubblici, ma in alcune città come Catania ha
modificato alcuni codici nel rapportarsi con la popolazione
e con la società. Si è urbanizzata e si
sviluppa con le richieste della gente e della società
che cambia soprattutto nelle giovani generazioni.
Sapete che molte delle più famose discoteche
della città (era l'83 ed il boom di esse al sud
lo si ebbe negl'anni 80) sono gestite da prestanomi
di Santapaola? Molti autosaloni delle case automobilistiche
più famose sono nelle sue mani? Molti club, pub
e circoli frequentati da professionisti? I migliori
negozi d'abbigliamento con le firme di stilisti famosi
? I solarium delle spiagge e della costa che va da Siracusa
a Taormina? Quasi tutte le banche ed le casse di risparmio
dei comuni? Si occupa di tutto dallo svago, all'impegno,
alla produttività. Veste bene non ha più
la coppola e sa che i suoi morti deve farli se è
possibile altrove e non fra la gente; qualora ve ne
fosse necessità occorre colpire con diligenza
seminando il dubbio su ciò che è accaduto
e supporre che forse v'è altra spiegazione. La
mafia di Catania è raffinata e vuole che la gente
abbia la possibilità di pensare che essa stia
altrove e che in ogni caso la dove esista è forte
ed è impossibile contrastarla."
Le sue parole sono vere a tutt'oggi e personalmente
credo che egli fosse l' uomo che più d'altri
conoscesse il fenomeno ed I SICILIANI. Grazie Pippo
(anche se in ritardo).
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