" E dico addio a chi non sceglie, non prende parte e non si sbilancia ". Credo che la forza dell'associazionismo stia proprio nell'attivismo, nella concretezza dei gesti che si compiono. Il libro parla di questo. Racconta, attraverso la formula del viaggio itinerante, le visite, scandite per paesi o personaggi, le testimonianze, gli incontri e l'esperienza dell'autrice, Francesca Balestri, dirigente dell'Arci Toscana, nei campi di lavoro con i ragazzi della cooperativa Lavoro e non solo .
Il testo si snocciola come una sorta di diario di viaggio, soffermandosi sui personaggi più carismatici, più evocativi, più cari e vicini alla Balestri e ne descrive i caratteri e le loro storie personali. Questi personaggi sono i lampadieri. L'autrice riprende le parole del rimpianto presidente nazionale dell'Arci Tom Benetollo per descrivere quegli uomini che vedono poco davanti a sé, ma consentono ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o per narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita.
Il tema è interessante, per certi aspetti innovativo, soprattutto perché, in fondo, il libro tende a valorizzare chi conduce una lotta alla mafia quotidianamente e silenziosamente, attraverso iniziative di stampo sociale e civile, senza i fragori degli applausi o le luci dei riflettori, ma proprio per questo in modo più sincero e genuino.
Nonostante i buoni propositi nella scelta di descrivere questi nuovi lampadieri , appare evidente una lontananza dell'autrice dalla quotidianità dei luoghi che racconta. La Balestri, infatti, confessa fin da subito, seppure indirettamente, la propria estraneità agli odori, al clima e al contesto in cui il libro è ambientato. Altre volte sembra farlo, inconsciamente, raccontando suggestioni irreali o fobie immotivate e affermando stereotipi di vecchia natura che farebbe piacere, una volta per tutte, vedere debellati e sconfessati. Inoltre è evidente una "distanza" dalla questione di stampo scientifico.
Molte, infatti, appaiono le occasioni mancate, nel libro, di approfondire questioni e temi specifici, di analizzare le cause di un determinato fenomeno nell'ambito delle scienze sociali e politiche. Pur non proponendo un testo scientifico o un saggio, l'autrice non tenta minimamente di soddisfare, come dovrebbe, l'esigenza del lettore di includere le esperienze narrate in un ambito e in un contesto più ampio, più completo e soprattutto più critico, ridimensionando per contro il racconto degli incontri a un diario personale, affetto dalle soggettività, dalla familiarità e soprattutto dalla comodità nel modo di raccontare, come sempre accade in questi casi.
Eppure nonostante un approccio forse troppo intimistico ed emozionale, l'autrice tenta, con esiti anche soddisfacenti, di limare le disparità evidenti tra lei e chi conduce una resistenza quotidiana nel territorio, attraverso la condivisione di un obiettivo comune, o per lo meno di un'alleanza emotiva ed intellettuale, che vada al di là di una semplice solidarietà, e che nasca da una evidente comunione d'intenti.
E' forse questa la vera forza del libro, il motivo per cui vale la pena leggerlo: l'entusiasmo, spesso infantile, a volte addirittura banale, ma sempre sincero e schietto di una donna, per questo resistente due volte, che decide di non rassegnarsi, di dare il suo contributo con dedizione, con impegno e anche con fatica, che decide di alzarsi dalla poltrona dell'indifferenza, parente della corresponsabilità, per scegliere la strada dell'attivismo, del sudore e della partecipazione. |