Presentare, recensire uno scritto di Umberto Santino è cosa abbastanza difficile. Quest'autore si occupa di criminalità organizzata dagli anni '50 e non solo con gli strumenti della ricerca e dell'analisi storico politica. Ma anche, secondo me in maniera prevalente, operando e offrendo tutta la sua esistenza, e la cultura sua e della sua compagna di vita, al contrastare e definire operativamente i fenomeni mafiosi.
In quest ultimo testo, - che possiamo definire un compendio, certamente non definitivo, perchè riprende un lavoro pubblicato nel 1995 "la mafia interpretata", della sua cultura e della sua conoscenza - passa in rassegna gli studi, le ricerche storico sociologiche economiche psicologiche e religiose che sono state compiute in Italia.
Santino, in funzione di supervisore e attento lettore di delle modalità di rappresentazione del fenomeno, mentre elenca le opere che sono state pubblicate in Italia, ne discute i contenuti, ma soprattutto le metodologie.
E' proprio la metodologia il problema che Santino vuole affrontare e a cui dedica la seconda parte del volume. Perchè come afferma: " la questione criminale è sempre stata questione sociale, ma oggi più di ieri è questione complessa, insieme geopolitica e culturale." Pertanto, "oggi più di ieri la prospettiva del pluralismo metodologico, della transdisciplinarità appare come l'unica credibilità ma [..] questa prospettiva rimane ancora oggi più enunciata che messa in atto".
Credo che queste affermazioni, con cui conclude il testo, sia la maggiore preoccupazione oggi che spinge l'intelligenza di Santino a cercare nuovi interlocutori e contesti sempre più concreti e corretti per proseguire il suo lavoro contro tutte le mafie.
Il libro di Santino va letto, da chi vuole occuparsi delle mafie per averne una visione completa, anche se non condivisa in assoluto.
Umberto Santino ha fondato il " Centro siciliano contro la mafia Giuseppe Impastato" , nel 1977 e continua a dirigerlo.
|