Riflessioni
inviato da Francesca Rodriguez  
 

Perugia-Assisi

Sto pensando di partecipare alla prossima marcia per la pace di Assisi e, dovendo prendere una decisione, mi interrogo sul perché marciare per la pace o perché restare a casa.
Mi irrita il fatto che questa marcia sia probabilmente concentrata e quasi interamente dedicata al recente conflitto afgano e all’attentato terroristico dell’11 settembre. Mi rattrista relegare la pace a un fatto, per quanto tragico, c’è il rischio di perdersi in polemiche e ragionamenti che, come abbiamo visto lungo la storia, non portano a niente.

Mi piace considerare la pace un atteggiamento globale (perché deve essere globale solo la coca cola o il G8?). La pace inizia con mio marito, la mia famiglia, i miei vicini di casa (è già questo mi sembra un compito arduo), prosegue con i passanti per strada, con gli amici, con i nostri governanti (e qua diventa ancora più difficile), e poi si arriva ai criminali ( che si tratti di mafiosi, terroristi o uomini politici).

Non è buffo parlare di pace solo quando si viene attaccati personalmente? Non è buffo bombardare un paese e dopo poche ore lanciare, forse dagli stessi aerei, viveri e medicinali?
Per desiderare la pace non bisogna essere buoni, basta essere intelligenti: se ci guardiamo indietro vediamo che nessuna forza, nessuna potenza può garantire la pace basandosi sulla prevaricazione o sull’annullamento dell’altro; questo trucco non è mai riuscito. E allora perché non provare un’altra strada?
Penso che andrò alla marcia, ma se vedrò che è strumentalizzata mi incazzerò con chi lo fa o me ne andrò via.

ForzaIgnoranza


Qualche esempio sui nostri giornalisti :
Incidente aereo di Linate: una giornalisti chiede a un uomo quanti anni ha suo figlio che stava sull’aereo, il padre, che sta correndo a vedere se suo figlio, come teme, è morto, si ferma e risponde 24, la giornalista, non contenta, forse perché il papà si contiene e non è abbastanza disperato, incalza con domande cretine, il padre se ne va ma la troupe continua a riprenderlo, sperando di vedere le lacrime che purtroppo non sono ancora uscite.

Tutti i telegiornali il 7 ottobre hanno interrotto almeno due volte i film serali per un’edizione straordinaria, che di straordinario non aveva niente perché non hanno fatto che ripetere le informazioni già date un’ora prima.

L’immagine dei crolli a New York ci è stata presentata in tutte le salse e in tutti gli orari possibili, gli manca solo l’inserimento in un bello spot pubblicitario.

Sembra quasi un peccato che non si possano vedere i resti dei morti dell’incidente aereo di Linate, o un po’ di sangue dell’attacco USA all’Afghanistan.

Ci saranno altri attentati? Sembra quasi che lo sperino.
L’Italia manderà soldati? Magari, così sai che belle interviste alla mamme?
Ma che razza di ignoranti siamo diventati?

Passi la vicina vecchia e zitella e un po’ impicciona, ma mi sembra che siamo diventati tutti come lei, dal giornalista al Ministro intervistato.
Dov’è finita la dignità?

EstOvest

Dopo l'11 settembre, ho ascoltato e letto vari dibattiti su varie questioni. Una di queste mi ha colpito particolarmente: il divario esistente tra la civiltà orientale e quella occidentale. Ho un po' di domande provocatorie. Si afferma che il velo per le donne e il fatto che debbano andare in giro tutte coperte è una violenza. Da noi sei obbligata a tirare fuori tette e culo, e il bello è che non ti rendi neanche conto dell'obbligo ma ti compiaci di tale autoviolenza. In molti paesi orientali vige la dittatura.

Ma perché voi credete che noi viviamo in democrazia? Abbiamo avuto un partito unico al potere per 50 anni, che forse ha anche fatto qualche piccolo e innocuo imbrogliuccio per restare al potere. E adesso abbiamo "l'alternanza", cioè due partiti che a turno la fanno da padroni. La religione in questi paesi è fondamentalista e intransigente. Noi invece abbiamo vescovi che dicono di non far entrare musulmani, preti che affermano (io l'ho sentito) che i figli dei divorziati sono figli del diavolo. Spesso le relazioni sessuali in paesi orientali sono tabù. Noi invece di spiegare ai nostri figli che cos'é l'amore tra un ragazzo e una ragazza, cos'é il sesso, raccomandiamo di non "metterla nei guai" e di usare il preservativo Nei paesi orientali non c'é libera informazione.

Da noi una persona sola (Silvio Berlusconi) controlla i sei canali principali. Da noi i giornalisti (vedi CNN e le reti italiane) mandano in onda immagini di repertorio spacciandole per attuali (vedi i bambini violentati di qualche mese fa sulla RAI, vedi le immagini di giubilo in alcuni stati orientali mandate in onda dopo il 12 settembre ma risalenti a mesi e mesi prima, vedi il G8 di Genova dove pare che sia stato usato succo di pomodoro invece di sangue umano). Quello che voglio dire e che da noi le violenze sono più sofisticate, più subdole, ma stiamo messi male quanto gli altri.

E allora, se stiamo messi tutti così male perché fare distinzioni? Che vuol dire orientale o occidentale? Ma come, parliamo di mondo globalizzato, siamo tutti uguali quando c'é da bere coca cola, quando c'é da usare internet, quando c'é da avere il telefonino, però poi diventiamo improvvisamente diversi? Marciamo per la pace se muoiono in Vietnam, ma se ammazzi qualcuno dei miei allora è guerra? Così è troppo facile, e infatti non ci riesce perché spesso altri continuamo ad odiarci, perché ci ammazzano, perché ci mettono paura. Non sarà il caso di cambiare qualcosa? Non sarà il caso, oltre bombardare i cattivi, di ripensare e correggere la politica attuata negli ultimi 50 secoli? Purtroppo non ho pappe pronte come pare abbiano invece molti politici, però penso che sarebbe già un risultato enorme fermarsi un attimo a pensare, anzi a ripensare le nostre idee, i nostri valori e il nostro modo di metterli in pratica e diffonderli.

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