| Perugia-Assisi
Sto pensando di partecipare alla prossima marcia
per la pace di Assisi e, dovendo prendere una
decisione, mi interrogo sul perché marciare
per la pace o perché restare a casa.
Mi irrita il fatto che questa marcia sia probabilmente
concentrata e quasi interamente dedicata al recente
conflitto afgano e allattentato terroristico
dell11 settembre. Mi rattrista relegare
la pace a un fatto, per quanto tragico, cè
il rischio di perdersi in polemiche e ragionamenti
che, come abbiamo visto lungo la storia, non portano
a niente.
Mi piace considerare la pace un atteggiamento
globale (perché deve essere globale solo
la coca cola o il G8?). La pace inizia con mio
marito, la mia famiglia, i miei vicini di casa
(è già questo mi sembra un compito
arduo), prosegue con i passanti per strada, con
gli amici, con i nostri governanti (e qua diventa
ancora più difficile), e poi si arriva
ai criminali ( che si tratti di mafiosi, terroristi
o uomini politici).
Non è buffo parlare di pace solo quando
si viene attaccati personalmente? Non è
buffo bombardare un paese e dopo poche ore lanciare,
forse dagli stessi aerei, viveri e medicinali?
Per desiderare la pace non bisogna essere buoni,
basta essere intelligenti: se ci guardiamo indietro
vediamo che nessuna forza, nessuna potenza può
garantire la pace basandosi sulla prevaricazione
o sullannullamento dellaltro; questo
trucco non è mai riuscito. E allora perché
non provare unaltra strada?
Penso che andrò alla marcia, ma se vedrò
che è strumentalizzata mi incazzerò
con chi lo fa o me ne andrò via.
ForzaIgnoranza
Qualche esempio sui nostri giornalisti :
Incidente aereo di Linate: una giornalisti chiede
a un uomo quanti anni ha suo figlio che stava
sullaereo, il padre, che sta correndo a
vedere se suo figlio, come teme, è morto,
si ferma e risponde 24, la giornalista, non contenta,
forse perché il papà si contiene
e non è abbastanza disperato, incalza con
domande cretine, il padre se ne va ma la troupe
continua a riprenderlo, sperando di vedere le
lacrime che purtroppo non sono ancora uscite.
Tutti i telegiornali il 7 ottobre hanno interrotto
almeno due volte i film serali per unedizione
straordinaria, che di straordinario non aveva
niente perché non hanno fatto che ripetere
le informazioni già date unora prima.
Limmagine dei crolli a New York ci è
stata presentata in tutte le salse e in tutti
gli orari possibili, gli manca solo linserimento
in un bello spot pubblicitario.
Sembra quasi un peccato che non si possano vedere
i resti dei morti dellincidente aereo di
Linate, o un po di sangue dellattacco
USA allAfghanistan.
Ci saranno altri attentati? Sembra quasi che lo
sperino.
LItalia manderà soldati? Magari,
così sai che belle interviste alla mamme?
Ma che razza di ignoranti siamo diventati?
Passi la vicina vecchia e zitella e un po
impicciona, ma mi sembra che siamo diventati tutti
come lei, dal giornalista al Ministro intervistato.
Dovè finita la dignità?
EstOvest
Dopo l'11 settembre, ho ascoltato e letto vari
dibattiti su varie questioni. Una di queste mi
ha colpito particolarmente: il divario esistente
tra la civiltà orientale e quella occidentale.
Ho un po' di domande provocatorie. Si afferma
che il velo per le donne e il fatto che debbano
andare in giro tutte coperte è una violenza.
Da noi sei obbligata a tirare fuori tette e culo,
e il bello è che non ti rendi neanche conto
dell'obbligo ma ti compiaci di tale autoviolenza.
In molti paesi orientali vige la dittatura.
Ma perché voi credete che noi viviamo in
democrazia? Abbiamo avuto un partito unico al
potere per 50 anni, che forse ha anche fatto qualche
piccolo e innocuo imbrogliuccio per restare al
potere. E adesso abbiamo "l'alternanza",
cioè due partiti che a turno la fanno da
padroni. La religione in questi paesi è
fondamentalista e intransigente. Noi invece abbiamo
vescovi che dicono di non far entrare musulmani,
preti che affermano (io l'ho sentito) che i figli
dei divorziati sono figli del diavolo. Spesso
le relazioni sessuali in paesi orientali sono
tabù. Noi invece di spiegare ai nostri
figli che cos'é l'amore tra un ragazzo
e una ragazza, cos'é il sesso, raccomandiamo
di non "metterla nei guai" e di usare
il preservativo Nei paesi orientali non c'é
libera informazione.
Da noi una persona sola (Silvio Berlusconi) controlla
i sei canali principali. Da noi i giornalisti
(vedi CNN e le reti italiane) mandano in onda
immagini di repertorio spacciandole per attuali
(vedi i bambini violentati di qualche mese fa
sulla RAI, vedi le immagini di giubilo in alcuni
stati orientali mandate in onda dopo il 12 settembre
ma risalenti a mesi e mesi prima, vedi il G8 di
Genova dove pare che sia stato usato succo di
pomodoro invece di sangue umano). Quello che voglio
dire e che da noi le violenze sono più
sofisticate, più subdole, ma stiamo messi
male quanto gli altri.
E allora, se stiamo messi tutti così male
perché fare distinzioni? Che vuol dire
orientale o occidentale? Ma come, parliamo di
mondo globalizzato, siamo tutti uguali quando
c'é da bere coca cola, quando c'é
da usare internet, quando c'é da avere
il telefonino, però poi diventiamo improvvisamente
diversi? Marciamo per la pace se muoiono in Vietnam,
ma se ammazzi qualcuno dei miei allora è
guerra? Così è troppo facile, e
infatti non ci riesce perché spesso altri
continuamo ad odiarci, perché ci ammazzano,
perché ci mettono paura. Non sarà
il caso di cambiare qualcosa? Non sarà
il caso, oltre bombardare i cattivi, di ripensare
e correggere la politica attuata negli ultimi
50 secoli? Purtroppo non ho pappe pronte come
pare abbiano invece molti politici, però
penso che sarebbe già un risultato enorme
fermarsi un attimo a pensare, anzi a ripensare
le nostre idee, i nostri valori e il nostro modo
di metterli in pratica e diffonderli.
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