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Smemorati
chi?
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Da qualche giorno qualcosa mi ribolle
dentro, come unaccusa che voglio respingere.
Da quando cioé ho letto leditoriale
di Angelo Panebianco Smemorati tra noi
sul Corriere della Sera di mercoledì 26 settembre.
Panebianco sembra sostenere che ci siano fra noi
alcuni dissidenti (persona o gruppo che, professando
idee contrastanti con quelle della maggioranza,
si distacca da una religione o da un partito politico
diz. Le Monnier.). Diciamo da un pensiero, qui Pensiero
Unico. Quello che sostiene che noi occidentali siamo
più ricchi perché gli altri son diventati
più poveri, poiché si fan governare
da ladri e da corrotti e che quindi il nostro sistema
(che é pieno di libertà) é
migliore dellaltro perché insieme garantisce
benessere e diritti, e pace. Chi non crede nel Pensiero
Unico é un dissidente, che tragicamente sputa
nel piatto dove mangia, ... come quei giottini
uguali ai terroristi.
Se vi sembra credibile, seguitemi.
I poveri si sono impoveriti perché noi ci
siamo arricchiti, perché se é vero
che luomo vuole crescere ed evolversi e che
il nostro sistema occidentale si chiama capitalistico
significa intanto che uno dei valori fondanti della
nostra civiltà é di natura economica
(poi siamo attratti dallarte, dalla scienza,
dal sesso, ecc.) e poi che crescere ed evolversi
significa anche arricchirsi. E noi infatti ci siamo
arricchiti. E siccome le risorse del pianeta sono
limitate - chiedetelo a qualsiasi geografo o economista
- esse si sono semplicemente spostate ancora di
più dalla nostra parte e pare abbiano lasciato
di là soltano miseria e disperazione.
Non sono unesperta di politica estera e non
so descrivere o raccontare il grado di corruzione
che esiste in paesi del Secondo e Terzo mondo. Ma
qui in Italia, e parlo in generale, i nostri rappresentanti
politici non sono campioni di trasparenza, di lealtà,
di integrità e onestà pubblica, non
tutti. E soprattutto non danno limpressione
di fare il proprio lavoro nellinteresse esclusivo
dalla collettività. E se noi non riusciamo
a trovare questi rappresentanti perché dovrebbero
riuscirci loro? Al massimo siamo sulla stessa barca
(o meglio, sempre in mezzo al mare, ma noi con una
nave tipo Titanic, loro con una zattera di legno
e plastica).
Panebianco parlava dei dissidenti del Pensiero Unico
come di infiltrati, di diversi che nuocciono al
nostro sistema perché lo infastidiscono con
linsinuazione del dubbio, dellantitesi
rispetto alla loro tesi. E incolpava di questo il
relativismo culturale quello che ci
permette di gettare uno sguardo sul resto del globo
da fratelli, da sorelle; e invece noi italiani siamo
andati in Abissinia da bianchi contro
negri, il 2 ottobre del 1935. Allora
ben venga il relativismo culturale.
E ben vengano i dissidenti, quei diversi che da
ogni parte ci viene detto di voler rispettare.
Invece sono diventati dei disfattisti e degli antipatriottici,
o peggio dei terroristi. Io, dal mio pezzettino
di vita, dico che non sono una terrorista, che sì
credo che il relativismo culturale sia dovere e
che la mia patria é tale solo alle partite
dei mondiali sennò sono una cittadina europea
globalizzata del 2001 che spera che gli anni del
suo passaggio sulla terra non danneggino nessuno
e magari di contribuire a far qualcosa di buono.
Che possibilità ho contro costoro se non
la ricerca di un dialogo alternativo aperto e sincero
per dimostrare che almeno in una dimensione domestica
é possibile parlare con un cattolico, un
ebreo, un mussulmano un comunista e un fascista,
un berlusconiano e un dalemiano, un mafioso e un
antimafioso, con uomini e donne insomma?
La questione non é di poco conto se pensiamo
a quello che sta accadendo. Bollato e cancellato
il relativismo culturale noi occidentali potremo
solo fare della carità ai poveri (inclusa
quella di regalare nuovi governi ) perché
non li riterremo allaltezza della nostra civiltà,
fatta di tante libertà, come quella di marginalizzare
i dissidenti.
Segnalo anche di Gianni Vattimo Smemorati
tra loro, pubblicato su La Stampa del 27 settembre
a pag. 32.
Per saperne di più sulla propaganda giornalistica
durante la guerra in Etiopia posso segnalare, solo
indicativamente, http://www.cronologia.it/storia/a1935c.htm.
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