Obiezioni di una pulce
inviato da Marco Ciriello
 
È tornata Oriana Fallaci. È tornata come una furia, arrabbiata, risentita ed offesa, lo ha fatto con un lungo articolo fuori dal comune, ed in un colpo solo ha azzerato i suoi dieci anni di silenzio. L'articolo merita di essere letto e riletto, come tutti gli scritti di Oriana, una donna che mai fatto tacere la propria coscienza, una donna di verità, una donna che è sempre stata diretta come i dolori, che quando scrive urla, con uno sguardo che vola va oltre e non si ferma all'oggi, con la lucidità che aveva Pasolini, con la sua stessa disperata vitalità.

Infatti Oriana, sabato ha diviso gli italiani, consegnandoci pensieri, scenari e raccontandoci storie, portando in giro i nostri più disparati sentimenti sulle sue parole, colpendoci allo stomaco, facendoci inorridire e incazzare come non mai, raggiungendo però, come sempre i grandi il bersaglio: Oriana ci ha sbattuto in faccia la realtà superando tutti i giornalisti nella corsa alle parole per capire, per immaginare per giustificare quello che è accaduto l'undici settembre.

Però, come chi è costretto sotto la minaccia della violenza di una guerra, a scappare, a lasciare la propria casa, uscendo, raccoglie le cose che ritiene più preziose, che più ne hanno segnato la vita, rifuggendo da quelle brutte dai brutti ricordi e da quelle che ne segnano le cadute, così Oriana ha fatto con il mondo occidentale, consegnandoci uno scenario vero solo in parte e una lunga accusa contro il mondo islamico.

Correndo, ha volto lo sguardo sulle conquiste del nostro mondo, da Platone passando per Dante, da Leonardo a Michelangelo, da Mozart alla libertà dei nostri giorni, disegnando un "mondo superiore", per me solo a parole.

Opinioni e obiezioni di una pulce, certo, ma che meritano di essere urlate quanto le enormi parole di Oriana.

Oriana concede al mondo islamico qualche filosofo e la paternità, ai nonni di Arafat, dei numeri, il resto per lei non merita di essere ricordato, il resto è medioevo facendo di tutto un fascio, avvolgendo una civiltà millenaria nelle privazioni e nei disegni di una minoranza, ributtando nel fango i loro problemi e i loro sogni: le donne afghane non si ribellano peggio per loro, non possono ascoltare la musica, ballare, urlare i loro pensieri al vento peggio per loro, basta che non mi sporchiate la mia bella Italia, i miei Michelangelo, Leonardo e Dante che non vi meritate.

E no Oriana, le conquiste di questi italiani di cui vai fiera sono di tutti, anche di chi non le capisce, di chi le sporca e di chi non le merita, altrimenti non sono conquiste! E se una società ricca e libera come la nostra non è in grado di aiutare le altre povere e offese del mondo non è una società civile, ma una tribù tecnologica, e se non sa aiutare le altre non può aiutare nemmeno se stessa.

Certamente tu conosci meglio di me il mondo arabo, certamente conosci meglio di me Arafat e sei libera di odiarlo come io di amarlo, ma che ne dici se prima di combatterlo proviamo ad aiutarlo? Che ne dici se prima di fare una crociata contro l'Islam proviamo ad aiutare la sua parte progressista con la politica? Poi nel caso si avverassero le tue previsioni, sarei disponibile a difendere Michelangelo e gli altri con la tua stessa caparbietà, ma adesso credo che non ci siano i presupposti per quello lotte che tu disegni, per una guerra senza frontiere contro tutti i cittadini arabi, per una negazione della libertà di questi sulla nostra terra, per una negazione all'accesso nelle facoltà di biologia, perché cara Oriana quando cominceremo a chiudere, a negare allora non ci sarà più differenza tra noi e quella parte del mondo arabo che tanto ti ha fatto incazzare.

E quando la tua America comincerà a negare non sarà più quel paese che ti ha fatto sognare. Tu hai detto che sputi addosso a chi non si dice americano o a chi continua a criticare questo paese, ebbene Oriana come non era il momento di sbattere tutto questo odio sul mondo islamico, ora non è il momento di ricordare le aberranti operazioni americane. Ma le tue parole meritano delle repliche, non basta avere scritto il diritto alla felicità nella propria costituzione per permettere il silenzio su molte troppe operazioni di morte, perpetrate con la stessa mano. Non devo ricordati certo io che cosa è successo in tutto il Sud-America che cosa hanno fatto quelle mani, lo hanno raccontato Soriano per l'Argentina, Sepulveda per il Cile e Galeano per il resto dei paesi, e se tu ti commuovi per l'urlo dei pompieri americani che gridano U-S-A-U-S-A, io mi commuovo per l'ultimo discorso di Allende e mi incazzo quando vedo il premio nobel per la pace Kissinger libero di seminare ancora odio e terrore. Quelle mani che hanno scritto e concesso il diritto alla felicità sono le stesse che mettono a friggere gli uomini su una sedia o gli iniettano un liquido che gli fa esplodere gli organi, qualcosa di simile al napalm usato in Vietnam.

Sono le stesse mani che hanno ucciso la parte più progressista e pacifica di quel paese: J.F. Kennedy, Bob Kennedy e Martin Luther King. Le stesse che hanno tirato su le gambe del cielo, abbattute e offese da mani di un colore diverso in nome di un Dio-illusione, l'undici settembre.

Le mani di Dio o le nostre? Come vedi Oriana anche noi abbiamo i nostri orrori. Non abbiamo prodotto noi l'Olocausto? Possiamo essere giudici? Possiamo dirci superiori?

Correndo, avevi dimenticato queste cose, si, è vero brutte foto, sfocate, che ci ricordano episodi di un'infanzia oscura della tua America e del nostro occidente, ma lo sai come siamo fatte noi pulci.

MARCO CIRIELLO

per leggere l'articolo di Oriana Fallaci apparso sul Corriere della Sera del 29 settembre 2001, cliccate qui. Il link vi porterà nelle pagine di un sito esterno a Cuntrastamu.
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