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Obiezioni
di una pulce
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È tornata Oriana Fallaci.
È tornata come una furia, arrabbiata, risentita
ed offesa, lo ha fatto con un lungo articolo fuori
dal comune, ed in un colpo solo ha azzerato i suoi
dieci anni di silenzio. L'articolo merita di essere
letto e riletto, come tutti gli scritti di Oriana,
una donna che mai fatto tacere la propria coscienza,
una donna di verità, una donna che è
sempre stata diretta come i dolori, che quando scrive
urla, con uno sguardo che vola va oltre e non si
ferma all'oggi, con la lucidità che aveva
Pasolini, con la sua stessa disperata vitalità.
Infatti Oriana, sabato ha diviso gli italiani, consegnandoci
pensieri, scenari e raccontandoci storie, portando
in giro i nostri più disparati sentimenti
sulle sue parole, colpendoci allo stomaco, facendoci
inorridire e incazzare come non mai, raggiungendo
però, come sempre i grandi il bersaglio:
Oriana ci ha sbattuto in faccia la realtà
superando tutti i giornalisti nella corsa alle parole
per capire, per immaginare per giustificare quello
che è accaduto l'undici settembre.
Però, come chi è costretto sotto la
minaccia della violenza di una guerra, a scappare,
a lasciare la propria casa, uscendo, raccoglie le
cose che ritiene più preziose, che più
ne hanno segnato la vita, rifuggendo da quelle brutte
dai brutti ricordi e da quelle che ne segnano le
cadute, così Oriana ha fatto con il mondo
occidentale, consegnandoci uno scenario vero solo
in parte e una lunga accusa contro il mondo islamico.
Correndo, ha volto lo sguardo sulle conquiste del
nostro mondo, da Platone passando per Dante, da
Leonardo a Michelangelo, da Mozart alla libertà
dei nostri giorni, disegnando un "mondo superiore",
per me solo a parole.
Opinioni e obiezioni di una pulce, certo, ma che
meritano di essere urlate quanto le enormi parole
di Oriana.
Oriana concede al mondo islamico qualche filosofo
e la paternità, ai nonni di Arafat, dei numeri,
il resto per lei non merita di essere ricordato,
il resto è medioevo facendo di tutto un fascio,
avvolgendo una civiltà millenaria nelle privazioni
e nei disegni di una minoranza, ributtando nel fango
i loro problemi e i loro sogni: le donne afghane
non si ribellano peggio per loro, non possono ascoltare
la musica, ballare, urlare i loro pensieri al vento
peggio per loro, basta che non mi sporchiate la
mia bella Italia, i miei Michelangelo, Leonardo
e Dante che non vi meritate.
E no Oriana, le conquiste di questi italiani di
cui vai fiera sono di tutti, anche di chi non le
capisce, di chi le sporca e di chi non le merita,
altrimenti non sono conquiste! E se una società
ricca e libera come la nostra non è in grado
di aiutare le altre povere e offese del mondo non
è una società civile, ma una tribù
tecnologica, e se non sa aiutare le altre non può
aiutare nemmeno se stessa.
Certamente tu conosci meglio di me il mondo arabo,
certamente conosci meglio di me Arafat e sei libera
di odiarlo come io di amarlo, ma che ne dici se
prima di combatterlo proviamo ad aiutarlo? Che ne
dici se prima di fare una crociata contro l'Islam
proviamo ad aiutare la sua parte progressista con
la politica? Poi nel caso si avverassero le tue
previsioni, sarei disponibile a difendere Michelangelo
e gli altri con la tua stessa caparbietà,
ma adesso credo che non ci siano i presupposti per
quello lotte che tu disegni, per una guerra senza
frontiere contro tutti i cittadini arabi, per una
negazione della libertà di questi sulla nostra
terra, per una negazione all'accesso nelle facoltà
di biologia, perché cara Oriana quando cominceremo
a chiudere, a negare allora non ci sarà più
differenza tra noi e quella parte del mondo arabo
che tanto ti ha fatto incazzare.
E quando la tua America comincerà a negare
non sarà più quel paese che ti ha
fatto sognare. Tu hai detto che sputi addosso a
chi non si dice americano o a chi continua a criticare
questo paese, ebbene Oriana come non era il momento
di sbattere tutto questo odio sul mondo islamico,
ora non è il momento di ricordare le aberranti
operazioni americane. Ma le tue parole meritano
delle repliche, non basta avere scritto il diritto
alla felicità nella propria costituzione
per permettere il silenzio su molte troppe operazioni
di morte, perpetrate con la stessa mano. Non devo
ricordati certo io che cosa è successo in
tutto il Sud-America che cosa hanno fatto quelle
mani, lo hanno raccontato Soriano per l'Argentina,
Sepulveda per il Cile e Galeano per il resto dei
paesi, e se tu ti commuovi per l'urlo dei pompieri
americani che gridano U-S-A-U-S-A, io mi commuovo
per l'ultimo discorso di Allende e mi incazzo quando
vedo il premio nobel per la pace Kissinger libero
di seminare ancora odio e terrore. Quelle mani che
hanno scritto e concesso il diritto alla felicità
sono le stesse che mettono a friggere gli uomini
su una sedia o gli iniettano un liquido che gli
fa esplodere gli organi, qualcosa di simile al napalm
usato in Vietnam.
Sono le stesse mani che hanno ucciso la parte più
progressista e pacifica di quel paese: J.F. Kennedy,
Bob Kennedy e Martin Luther King. Le stesse che
hanno tirato su le gambe del cielo, abbattute e
offese da mani di un colore diverso in nome di un
Dio-illusione, l'undici settembre.
Le mani di Dio o le nostre? Come vedi Oriana anche
noi abbiamo i nostri orrori. Non abbiamo prodotto
noi l'Olocausto? Possiamo essere giudici? Possiamo
dirci superiori?
Correndo, avevi dimenticato queste cose, si, è
vero brutte foto, sfocate, che ci ricordano episodi
di un'infanzia oscura della tua America e del nostro
occidente, ma lo sai come siamo fatte noi pulci.
MARCO CIRIELLO per leggere l'articolo
di Oriana Fallaci apparso sul Corriere della Sera
del 29 settembre 2001, cliccate qui.
Il link vi porterà nelle pagine di un sito
esterno a Cuntrastamu. |
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