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Quid
est veritas?
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Così alla fine è
mancata, colpita a morte da più parti, offesa,
calpestata, oltraggiata, sconfitta si stava ritirando
in buon ordine, quando è stata fatalmente
colpita in quel di Genova.
Di che parlo? Della verità.
Malata, ormai da decenni, di bugie e false scene,
dai set televisivi trasportati e divenuti progetto
politico in una campagna elettorale che faceva prefigurare
scenari poi divenuti reali, colpita al volto dai
vari vespamentana - tgtutti - recitati-incitati
dai Gasparri censori di tutto quello che può
minimamente spingere a pensare, il tutto deciso
dal demiurgo, mercante incantatore che piano piano
si è fatto scivolare il paese di Michelangelo
e Leonardo nelle tasche. Così silenziosa,
la verità, è morta una sera in una
scuola di Genova. Dopo un sussulto timido impacciato
il nostro demiurgo, accortosi del buco nel palinsesto
ha annunciato nuove macchine per la felicità,
recitativi per i più sensibili e botte da
orbi per chi non si adegua. Un professore in attesa
di collocazione ma già con qualche idea,
ha detto: " in fondo non è mai stata
tanto presente la verità nel nostro paese,
e per l'importanza bastano due tg serali a ridurla
in accessorio da salotto." Gli ha fatto eco
un vecchio marcatore di idee, dicendo: "in
fondo costa fatica, richiede tempo ed è poco
telegenica, tanto vale farne a meno."
Quieto il paese civile si è adeguato consegnandosi
nelle braccia del programma serale, solo alcune
migliaia di pericolosi terroristi con carrozzine
e musica, armati di telecamere e macchine fotografiche,
sfilano silenziosi procurando un black-out nel lineare
sempre rigido pensiero del grande demiurgo mercante,
costretto a chiedersi perché tutti quei telelettori
si preoccupavano di un prodotto non in vendita,
non pubblicizzato e di cui non si parlava da tempo.
Senza esitare, volle controllare le interviste ai
capi della polizia, i programmi notturni sull'importanza
della superiorità della razza, i corsi per
massacratore di quartiere e quelli di controllore
di idee sovversive. Ordinò nuovi quiz e nuovi
sondaggi truffa per beffare la realtà. Il
tutto mentre il maggiore partito di opposizione
stava decidendo con un nuvolo di stilisti del pensiero,
quale casacca indossare per il giorno della proclamazione
del regno di Silvio I. Ma come si sa le decisioni
per i party sono quasi più difficili di quelle
per le guerre. In attesa dei veri video della polizia
che ci annunciano la partecipazione del clero agli
assalti contro la cittadella e della proclamazione
dello stato d'assedio.
In questo clima mi sono chiesto che cosa è
la verità per un cittadino italiano, per
un giornalista italiano, per un politico italiano
ed ho provato a fare un rapido viaggio, cominciando
da lontano
*** "Anche l'insonnia ha i suoi
incubi, porte che si aprono e da cui non entra nessuno,
e io lì, su una sedia a rotelle, più
vecchio del mondo, ad aspettare che qualcuno venga
a svelarmi LA VERITA"
Osvaldo Soriano
Io credo che un paese non possa dirsi civile, se
non ha ben chiaro, in particolar modo in politica,
il concetto di verità, di più verità
- triste è il paese senza verità o
con una sola di queste alla quale affidare le proprie
domande - non che nel nostro, la verità ricopra
un ruolo centrale, visti i tanti punti oscuri della
nostra Repubblica, o se pensiamo al modo democristiano
di intendere la verità, o a quello del partito
comunista che era in se una verità data,
ma comunque erano grossi passi in avanti rispetto
al concetto di sola verità possibile del
regime fascista, per fortuna sovvertito dalla voglia
di libera verità della generazione partigiana.
Con il tempo, però, le cose sono andate peggiorando,
l'assenza ed il lassismo della società civile,
il combattuto sonno della sinistra, stanno permettendo
al nero pensiero berlusconiano di ingoiare parole
concetti e conquiste sociali. Stanno permettendo
la lenta trasformazione dell'importanza della verità,
in particolare da ignorare.
Per questo mi sembra giusto riflettere su che cosa
si fonda il fare politica, su che cosa si fonda
l'impegno per la politica e quindi su che cosa si
fonda il nostro paese. È bene,
chiedersi che fine hanno fatto le nostre verità
politiche e civili, che fine hanno fatto gli "io
so "di Pasolini, che fine ha fatto la verità
sulla strage di Brescia, che fine ha fatto la verità
sulla strage di Bologna, che fine ha fatto la verità
sulla strage di Ustica, che fine ha fatto la verità
sulla strage del treno Italicus, che fine ha fatto
la verità sulle stragi di Capaci e di Via
D'Amelio. Quale è la verità rispetto
ai fatti di GENOVA?
Ma soprattutto quale valore ha oggi la verità?
Questo quesito si presentava forte, già analizzando
l'impostazione della campagna elettorale berlusconiana,
ma soprattutto analizzando il progetto di verità
unica al quale tende, e che i fatti di Genova ci
hanno fatto intravedere.
***
Definiremo Verità come affermazione di un
contenuto ideale. E verità politica una vasta
area di comportamenti programmi pensieri vicini
alle idee che si sposano. Quindi sarà verità
per un candidato progressista dire che vuole cambiare
il mondo, e verità per un candidato conservatore
quella di lasciare le cose come stanno, difendendo
chi oggi gode di privilegi. Io penso che non ci
possa essere verità politica senza moralità,
di conseguenza senza moralità non c'è
verità politica.
Se usiamo la "Cupola delle libertà"
come esempio ci accorgiamo dell'immediata fondatezza
di queste mie affermazioni. Se, persone plurinquisite
rincorrono un seggio per sfuggire alle malefatte
commesse, rifugiandosi dietro l'immunità
parlamentare, cercando di conquistare la presunta
moralità di un titolo, quindi la possibilità
di trasformare l'accusa nei loro confronti, da verità
in bugia, ci accorgiamo come è importante
soprattutto in questo momento occuparsi di verità.
Perché questa può essere veicolata
attraverso le cariche istituzionali. Perché,
la verità in politica assurge a verità
man mano che le cariche crescono, a secondo della
carica cresce la moralità o l'esempio di
questa da dare. Figuriamoci se un ex pidduista diventa
ministro dell'interno. È normale
che i ministri, ma soprattutto il capo dello stato
debba avere un'alta moralità per potere affermare
determinati concetti o per potersi permettere dei
rimproveri, o delle azioni che incidono fortemente
sul paese che si amministra.
Come ho già detto, il pericolo del progetto
berlusconiano è la verità unica, se
definiamo la politica come arte del possibile ammettiamo
che ci possono essere più verità.
Quindi, per poter vincere in politica, bisogna confrontare
le diverse verità e quindi c'è anche
la possibilità di non vedere la propria verità
prevalere. Allora chiediamoci perché da sempre
per poter conquistare il consenso delle masse si
semplificano i fatti storici e si distorcono le
verità, perché fatti conclamati vengono
riletti, rimossi o riveduti e corretti.
Perché i regimi dittatoriali siano stati
dominati con l'ausilio di una sola verità?
Perché Stalin fece scomparire Trotzkij dalle
foto e quindi dalla storia? Per cancellare una verità:
la sua eliminazione. Perché Mussolini cancellò
partiti e giornali diversi dal suo pensiero? Per
poter avere una sola verità: la sua.
Andando indietro ci rendiamo conto anche del legame
tra verità e memoria. Ricorderete tutti il
progetto Storace, di rieleggere la storia dell'ultimo
cinquantennio, fra l'altro avallato da eminenti
firme del Corriere della sera, che consisteva nel
voler mettere in gioco verità storiche acquisite,
e con diversi punti di vista, come le testimonianze
di storia vissuta o come le analisi degli storici
derivanti da documenti. Perché, per poter
essere legittimati al potere i fascisti o post-fascisti
hanno bisogno di generalizzare e rileggere senza
fondamento i fatti storici, per poter comparare
due cose differenti come il fascismo ed il comunismo.
Il tentativo era, ed è, di sovvertire anche
le tesi ampiamente documentate. Esempio: avremo,
sicuramente, delle verità diverse a secondo
dello sguardo di un operaio o di un borghese ma
l'avvento del fascismo e lo schedare gli ebrei presenti
in Italia rimane come fatto vero, indelebile, poi
l'operaio o il borghese a secondo del loro pensiero
politico possono o non condividere il fatto, che
però resta tale quindi vero.
***
L'affanno delle generazioni politicizzate del secolo
che da poco ci ha lasciato, è stato la ricerca
della verità e del luogo dove questa risiedeva.
Lo è stato per quelle cattoliche e per quelle
non, continua instancabile ricerca della verità.
Cercavano la verità i comunisti, gli anarchici
ed i repubblicani spagnoli, nella guerra civile,
cercavano la verità i ragazzi del maggio
francese, cercavano la verità i ragazzi di
Praga, come i loro coetanei cinesi anni dopo. Cercavano
la verità i brigatisti rossi, che sono scesi
fino all'inferno per trovarla, e ne sono risaliti
avendone afferrato il solo velo di questa. Cercano
la verità di un mondo migliore i ragazzi
di Seattle, di Porto Allegre ma soprattutto quelli
di Genova, divenuti un numero enorme di persone
assetate di giustizia, che il governo italiano ha
pensato bene di "giustiziare".
Cercavano e cercano le verità gli scienziati,
però bisogna ricordare anche che fino a qualche
decennio fa le verità scientifiche, quindi
le conoscenze hanno avallato perfino le discriminazioni
razziali, mettendosi al servizio del potere, quindi
favorendo l'ascesa di una verità assolutamente
falsa. Questo è stato possibile perché
vi era una sola verità, che faceva da strumento
del potere. Ecco che ritorna il pericolo di una
sol verità, e la giusta lotta per più
verità.
***
In filosofia la verità è stato un
concetto a lungo dibattuto a partire da Aristotele
e dal suo concetto di Verità come corrispondenza,
che diceva: " negare quello che è
e affermare quello che non è, è falso,
affermare quello che è e negare quello che
non è, è vero".
Aristotele afferma anche che la verità si
riferisce al linguaggio, o al pensiero, non alla
cosa, la quale, di per sé, è o non
è, e non può dirsi vera o falsa; nella
cosa o nell'essere, viceversa, si trova la misura,
o il criterio della verità, che non può
trovarsi invece nel linguaggio. Anche per Platone
"vero è il discorso che dice le cose
come sono, falso quello che le dice come non sono".
Per S. Agostino vero è ciò che rivela
ciò che è, o manifesta se stesso.
Per S. Tommaso la verità è un principio
metafisico o teologico che ha la stessa sostanzialità
di Dio. Dio è la prima e somma verità
ed è anche la misura della verità
stessa. Perciò si può parlare anche
della verità delle cose, che ciò per
cui le cose somigliano al loro principio che è
Dio. Poi, con il tempo la definizione di verità
perde il carattere teologico per assumere un significato
più propriamente logico. Kant la vede come
"accordo della conoscenza con il suo oggetto".
Per Nietzsche "vero non significa in generale
se non ciò che è adatto alla conservazione
dell'Umanità".
Saramago in un bellissimo romanzo "Cecità",
fa della ricerca della verità, il motivo
della nostra esistenza, attraverso una metafora:
la perdita della vista, e narra di una condizione
umana, brancolante nel buio, alla ricerca della
luce-verità.
Scavando troveremo diverse verità, da quella
razionale utilizzata in matematica, a quella processuale
cercata dai giudici: un esempio per tutti, i casi
Andreotti e Sofri, il primo assolto processualmente
ma condannato moralmente (a questo proposito vi
consiglio di leggere le ultime pagine della sentenza),
il secondo condannato processualmente e assolto
moralmente. Questo è un esempio di più
verità, e dell'importanza di esse, e di come
verità e moralità siano intrecciate
fra di loro.
***
Ci sono diversi modi di dire la verità, partendo
dal concetto di coscienza della verità quindi
di alta moralità. Biagi, Bobbio o Eco non
si sogneranno mai di inventarsi una verità,
tradirebbero i valori elementari che li spingono
a scrivere, quindi la propria moralità.
Ma si può costruire la verità? Certo,
ripetendo, ripetendo una bugia mille volte attraverso
modi e linguaggi appropriati, attraverso determinati
strumenti d'informazione, si possono generare pericoli
e addormentare rivolte.
Chi informa, quindi conosce, deve avere coscienza
della verità, è questo il nodo del
mio scrivere, la politica Berlusconiana si basa
sulla trasgressione di questo elementare conclamato
vecchio concetto.
Il progetto della verità unica prende forma
attraverso le verità televisive che ci offuscano
coscienze e cervelli, rendendoci ciechi. Un esempio:
la recente guerra nella ex Jugoslavia è entrata
nelle nostre cucine attraverso la televisione, che
apparentemente ci avvicinava al dolore, alla sofferenza
di quei posti, ma che realmente ce li rendevano
lontanissimi luoghi di farse, facendoci sfuggire
verità che sono talmente lampanti da sembrare
irreali, spingendoci ad avallarle, ad avallare contraddizioni
enormi come le bombe intelligenti.
La verità unica, del progetto berlusconiano
è un miscuglio di quella patinata del mondo
pubblicitario e di quella usata dal regime fascista,
con alle spalle lo scopo di generare finti scenari
apocalittici o pseudo-nichilisti, per poi porvi
rimedio, proponendosi come custode della sola verità
risolutrice.
A Berlusconi fa comodo la sua verità, e non
le molte possibili verità sulla sua dubbia
moralità, sui suoi mille inganni, sui suoi
progetti senza fondamento, tutte bugie sulle quali
poter stendere il velo della sua unica falsa-verità,
ecco il progetto.
Ho cercato di farvi capire il progetto di verità
unica di ispirazione fascista che ha in mente Berlusconi,
ma mi farebbe piacere, sapere che cosa è
la verità oggi per la sinistra? Che cosa
è la verità oggi per un politico di
qualunque schieramento?
***
La verità come abbiamo visto, può
essere un tramonto e la sua non ripetibilità,
un breve verso di una poesia o una città
intera, o forse è la linea dell'orizzonte
immutata distanza che non tiene conto del nostro
cercare.
***
Ho provato, brevemente, a comunicarvi le mie paure,
circa la perdita della verità da parte di
un paese civile, cercando di definirne non i numerosi
concetti di cui è portatrice, ma la sua importanza
come valore, prima che questa venga ingoiata dal
nero.
Continuo a coltivare la religione del dubbio, delle
tante verità tutte possibili, e soprattutto
non ho verità da offrire"non si può
mai sapere che cosa fa una nuvola quando smettiamo
di guardarla, o quando si nasconde dietro quel monte,
tanto può essersi sprofondata dentro la terra,
come essere scesa su di essa per fecondarla, chi
può indovinare quali strane vite, quali rari
poteri" J.Saramago
N.B. naturalmente sono in attesa della verità
su Genova, sull'oscuramento della civiltà
e della democrazia che si è verificato, e
sulle tante "azioni" incivili, molto di
più di quelle perpetrate dai black-block
sulla città di Genova.
Convinto che c'è molta più violenza
dietro quelle otto facce pulite (si fa per dire)
che dietro glia assalti visi(bili)vi.
MARCO CIRIELLO |
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