Quid est veritas?
inviato da Marco Ciriello
 
Così alla fine è mancata, colpita a morte da più parti, offesa, calpestata, oltraggiata, sconfitta si stava ritirando in buon ordine, quando è stata fatalmente colpita in quel di Genova.

Di che parlo? Della verità.

Malata, ormai da decenni, di bugie e false scene, dai set televisivi trasportati e divenuti progetto politico in una campagna elettorale che faceva prefigurare scenari poi divenuti reali, colpita al volto dai vari vespamentana - tgtutti - recitati-incitati dai Gasparri censori di tutto quello che può minimamente spingere a pensare, il tutto deciso dal demiurgo, mercante incantatore che piano piano si è fatto scivolare il paese di Michelangelo e Leonardo nelle tasche. Così silenziosa, la verità, è morta una sera in una scuola di Genova. Dopo un sussulto timido impacciato il nostro demiurgo, accortosi del buco nel palinsesto ha annunciato nuove macchine per la felicità, recitativi per i più sensibili e botte da orbi per chi non si adegua. Un professore in attesa di collocazione ma già con qualche idea, ha detto: " in fondo non è mai stata tanto presente la verità nel nostro paese, e per l'importanza bastano due tg serali a ridurla in accessorio da salotto." Gli ha fatto eco un vecchio marcatore di idee, dicendo: "in fondo costa fatica, richiede tempo ed è poco telegenica, tanto vale farne a meno."

Quieto il paese civile si è adeguato consegnandosi nelle braccia del programma serale, solo alcune migliaia di pericolosi terroristi con carrozzine e musica, armati di telecamere e macchine fotografiche, sfilano silenziosi procurando un black-out nel lineare sempre rigido pensiero del grande demiurgo mercante, costretto a chiedersi perché tutti quei telelettori si preoccupavano di un prodotto non in vendita, non pubblicizzato e di cui non si parlava da tempo. Senza esitare, volle controllare le interviste ai capi della polizia, i programmi notturni sull'importanza della superiorità della razza, i corsi per massacratore di quartiere e quelli di controllore di idee sovversive. Ordinò nuovi quiz e nuovi sondaggi truffa per beffare la realtà. Il tutto mentre il maggiore partito di opposizione stava decidendo con un nuvolo di stilisti del pensiero, quale casacca indossare per il giorno della proclamazione del regno di Silvio I. Ma come si sa le decisioni per i party sono quasi più difficili di quelle per le guerre. In attesa dei veri video della polizia che ci annunciano la partecipazione del clero agli assalti contro la cittadella e della proclamazione dello stato d'assedio.
In questo clima mi sono chiesto che cosa è la verità per un cittadino italiano, per un giornalista italiano, per un politico italiano ed ho provato a fare un rapido viaggio, cominciando da lontano

***

"Anche l'insonnia ha i suoi incubi, porte che si aprono e da cui non entra nessuno, e io lì, su una sedia a rotelle, più vecchio del mondo, ad aspettare che qualcuno venga a svelarmi LA VERITA"
Osvaldo Soriano

Io credo che un paese non possa dirsi civile, se non ha ben chiaro, in particolar modo in politica, il concetto di verità, di più verità - triste è il paese senza verità o con una sola di queste alla quale affidare le proprie domande - non che nel nostro, la verità ricopra un ruolo centrale, visti i tanti punti oscuri della nostra Repubblica, o se pensiamo al modo democristiano di intendere la verità, o a quello del partito comunista che era in se una verità data, ma comunque erano grossi passi in avanti rispetto al concetto di sola verità possibile del regime fascista, per fortuna sovvertito dalla voglia di libera verità della generazione partigiana.

Con il tempo, però, le cose sono andate peggiorando, l'assenza ed il lassismo della società civile, il combattuto sonno della sinistra, stanno permettendo al nero pensiero berlusconiano di ingoiare parole concetti e conquiste sociali. Stanno permettendo la lenta trasformazione dell'importanza della verità, in particolare da ignorare.
Per questo mi sembra giusto riflettere su che cosa si fonda il fare politica, su che cosa si fonda l'impegno per la politica e quindi su che cosa si fonda il nostro paese.

È bene, chiedersi che fine hanno fatto le nostre verità politiche e civili, che fine hanno fatto gli "io so "di Pasolini, che fine ha fatto la verità sulla strage di Brescia, che fine ha fatto la verità sulla strage di Bologna, che fine ha fatto la verità sulla strage di Ustica, che fine ha fatto la verità sulla strage del treno Italicus, che fine ha fatto la verità sulle stragi di Capaci e di Via D'Amelio. Quale è la verità rispetto ai fatti di GENOVA?
Ma soprattutto quale valore ha oggi la verità?
Questo quesito si presentava forte, già analizzando l'impostazione della campagna elettorale berlusconiana, ma soprattutto analizzando il progetto di verità unica al quale tende, e che i fatti di Genova ci hanno fatto intravedere.

***

Definiremo Verità come affermazione di un contenuto ideale. E verità politica una vasta area di comportamenti programmi pensieri vicini alle idee che si sposano. Quindi sarà verità per un candidato progressista dire che vuole cambiare il mondo, e verità per un candidato conservatore quella di lasciare le cose come stanno, difendendo chi oggi gode di privilegi. Io penso che non ci possa essere verità politica senza moralità, di conseguenza senza moralità non c'è verità politica.
Se usiamo la "Cupola delle libertà" come esempio ci accorgiamo dell'immediata fondatezza di queste mie affermazioni. Se, persone plurinquisite rincorrono un seggio per sfuggire alle malefatte commesse, rifugiandosi dietro l'immunità parlamentare, cercando di conquistare la presunta moralità di un titolo, quindi la possibilità di trasformare l'accusa nei loro confronti, da verità in bugia, ci accorgiamo come è importante soprattutto in questo momento occuparsi di verità. Perché questa può essere veicolata attraverso le cariche istituzionali. Perché, la verità in politica assurge a verità man mano che le cariche crescono, a secondo della carica cresce la moralità o l'esempio di questa da dare. Figuriamoci se un ex pidduista diventa ministro dell'interno.

È normale che i ministri, ma soprattutto il capo dello stato debba avere un'alta moralità per potere affermare determinati concetti o per potersi permettere dei rimproveri, o delle azioni che incidono fortemente sul paese che si amministra.
Come ho già detto, il pericolo del progetto berlusconiano è la verità unica, se definiamo la politica come arte del possibile ammettiamo che ci possono essere più verità. Quindi, per poter vincere in politica, bisogna confrontare le diverse verità e quindi c'è anche la possibilità di non vedere la propria verità prevalere. Allora chiediamoci perché da sempre per poter conquistare il consenso delle masse si semplificano i fatti storici e si distorcono le verità, perché fatti conclamati vengono riletti, rimossi o riveduti e corretti.
Perché i regimi dittatoriali siano stati dominati con l'ausilio di una sola verità? Perché Stalin fece scomparire Trotzkij dalle foto e quindi dalla storia? Per cancellare una verità: la sua eliminazione. Perché Mussolini cancellò partiti e giornali diversi dal suo pensiero? Per poter avere una sola verità: la sua.

Andando indietro ci rendiamo conto anche del legame tra verità e memoria. Ricorderete tutti il progetto Storace, di rieleggere la storia dell'ultimo cinquantennio, fra l'altro avallato da eminenti firme del Corriere della sera, che consisteva nel voler mettere in gioco verità storiche acquisite, e con diversi punti di vista, come le testimonianze di storia vissuta o come le analisi degli storici derivanti da documenti. Perché, per poter essere legittimati al potere i fascisti o post-fascisti hanno bisogno di generalizzare e rileggere senza fondamento i fatti storici, per poter comparare due cose differenti come il fascismo ed il comunismo.
Il tentativo era, ed è, di sovvertire anche le tesi ampiamente documentate. Esempio: avremo, sicuramente, delle verità diverse a secondo dello sguardo di un operaio o di un borghese ma l'avvento del fascismo e lo schedare gli ebrei presenti in Italia rimane come fatto vero, indelebile, poi l'operaio o il borghese a secondo del loro pensiero politico possono o non condividere il fatto, che però resta tale quindi vero.

***

L'affanno delle generazioni politicizzate del secolo che da poco ci ha lasciato, è stato la ricerca della verità e del luogo dove questa risiedeva. Lo è stato per quelle cattoliche e per quelle non, continua instancabile ricerca della verità. Cercavano la verità i comunisti, gli anarchici ed i repubblicani spagnoli, nella guerra civile, cercavano la verità i ragazzi del maggio francese, cercavano la verità i ragazzi di Praga, come i loro coetanei cinesi anni dopo. Cercavano la verità i brigatisti rossi, che sono scesi fino all'inferno per trovarla, e ne sono risaliti avendone afferrato il solo velo di questa. Cercano la verità di un mondo migliore i ragazzi di Seattle, di Porto Allegre ma soprattutto quelli di Genova, divenuti un numero enorme di persone assetate di giustizia, che il governo italiano ha pensato bene di "giustiziare".
Cercavano e cercano le verità gli scienziati, però bisogna ricordare anche che fino a qualche decennio fa le verità scientifiche, quindi le conoscenze hanno avallato perfino le discriminazioni razziali, mettendosi al servizio del potere, quindi favorendo l'ascesa di una verità assolutamente falsa. Questo è stato possibile perché vi era una sola verità, che faceva da strumento del potere. Ecco che ritorna il pericolo di una sol verità, e la giusta lotta per più verità.

***

In filosofia la verità è stato un concetto a lungo dibattuto a partire da Aristotele e dal suo concetto di Verità come corrispondenza, che diceva:
" negare quello che è e affermare quello che non è, è falso, affermare quello che è e negare quello che non è, è vero".
Aristotele afferma anche che la verità si riferisce al linguaggio, o al pensiero, non alla cosa, la quale, di per sé, è o non è, e non può dirsi vera o falsa; nella cosa o nell'essere, viceversa, si trova la misura, o il criterio della verità, che non può trovarsi invece nel linguaggio. Anche per Platone "vero è il discorso che dice le cose come sono, falso quello che le dice come non sono".
Per S. Agostino vero è ciò che rivela ciò che è, o manifesta se stesso.
Per S. Tommaso la verità è un principio metafisico o teologico che ha la stessa sostanzialità di Dio. Dio è la prima e somma verità ed è anche la misura della verità stessa. Perciò si può parlare anche della verità delle cose, che ciò per cui le cose somigliano al loro principio che è Dio. Poi, con il tempo la definizione di verità perde il carattere teologico per assumere un significato più propriamente logico. Kant la vede come "accordo della conoscenza con il suo oggetto". Per Nietzsche "vero non significa in generale se non ciò che è adatto alla conservazione dell'Umanità".
Saramago in un bellissimo romanzo "Cecità", fa della ricerca della verità, il motivo della nostra esistenza, attraverso una metafora: la perdita della vista, e narra di una condizione umana, brancolante nel buio, alla ricerca della luce-verità.
Scavando troveremo diverse verità, da quella razionale utilizzata in matematica, a quella processuale cercata dai giudici: un esempio per tutti, i casi Andreotti e Sofri, il primo assolto processualmente ma condannato moralmente (a questo proposito vi consiglio di leggere le ultime pagine della sentenza), il secondo condannato processualmente e assolto moralmente. Questo è un esempio di più verità, e dell'importanza di esse, e di come verità e moralità siano intrecciate fra di loro.

***

Ci sono diversi modi di dire la verità, partendo dal concetto di coscienza della verità quindi di alta moralità. Biagi, Bobbio o Eco non si sogneranno mai di inventarsi una verità, tradirebbero i valori elementari che li spingono a scrivere, quindi la propria moralità.
Ma si può costruire la verità? Certo, ripetendo, ripetendo una bugia mille volte attraverso modi e linguaggi appropriati, attraverso determinati strumenti d'informazione, si possono generare pericoli e addormentare rivolte.
Chi informa, quindi conosce, deve avere coscienza della verità, è questo il nodo del mio scrivere, la politica Berlusconiana si basa sulla trasgressione di questo elementare conclamato vecchio concetto.
Il progetto della verità unica prende forma attraverso le verità televisive che ci offuscano coscienze e cervelli, rendendoci ciechi. Un esempio: la recente guerra nella ex Jugoslavia è entrata nelle nostre cucine attraverso la televisione, che apparentemente ci avvicinava al dolore, alla sofferenza di quei posti, ma che realmente ce li rendevano lontanissimi luoghi di farse, facendoci sfuggire verità che sono talmente lampanti da sembrare irreali, spingendoci ad avallarle, ad avallare contraddizioni enormi come le bombe intelligenti.
La verità unica, del progetto berlusconiano è un miscuglio di quella patinata del mondo pubblicitario e di quella usata dal regime fascista, con alle spalle lo scopo di generare finti scenari apocalittici o pseudo-nichilisti, per poi porvi rimedio, proponendosi come custode della sola verità risolutrice.
A Berlusconi fa comodo la sua verità, e non le molte possibili verità sulla sua dubbia moralità, sui suoi mille inganni, sui suoi progetti senza fondamento, tutte bugie sulle quali poter stendere il velo della sua unica falsa-verità, ecco il progetto.
Ho cercato di farvi capire il progetto di verità unica di ispirazione fascista che ha in mente Berlusconi, ma mi farebbe piacere, sapere che cosa è la verità oggi per la sinistra? Che cosa è la verità oggi per un politico di qualunque schieramento?

***

La verità come abbiamo visto, può essere un tramonto e la sua non ripetibilità, un breve verso di una poesia o una città intera, o forse è la linea dell'orizzonte immutata distanza che non tiene conto del nostro cercare.

***

Ho provato, brevemente, a comunicarvi le mie paure, circa la perdita della verità da parte di un paese civile, cercando di definirne non i numerosi concetti di cui è portatrice, ma la sua importanza come valore, prima che questa venga ingoiata dal nero.
Continuo a coltivare la religione del dubbio, delle tante verità tutte possibili, e soprattutto non ho verità da offrire"non si può mai sapere che cosa fa una nuvola quando smettiamo di guardarla, o quando si nasconde dietro quel monte, tanto può essersi sprofondata dentro la terra, come essere scesa su di essa per fecondarla, chi può indovinare quali strane vite, quali rari poteri" J.Saramago
N.B. naturalmente sono in attesa della verità su Genova, sull'oscuramento della civiltà e della democrazia che si è verificato, e sulle tante "azioni" incivili, molto di più di quelle perpetrate dai black-block sulla città di Genova.
Convinto che c'è molta più violenza dietro quelle otto facce pulite (si fa per dire) che dietro glia assalti visi(bili)vi.

MARCO CIRIELLO
> torna su
Politica
Sociale
Informazione
Documenti
Eventi
Culture