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Le
macerie dell'Impero
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Per un osservatore sito nella nebulosa
di Andromeda, il segno della nostra estinzione non
sarebbe più appariscente di un fiammifero
che si accende per un secondo nel cielo, e quel
fiammifero fiammeggerà nel buio, non ci sarà
nessuno a piangere una razza che usò il potere
che avrebbe potuto mandare un segnale di luce verso
le stelle, per illuminare la sua pira di morte.
***
Ora che l'impero vacilla, ora che gli occhi hanno
visto l'orrore, ora che la realtà scrive
l'inimmaginabile, ora che la polvere ed il sangue
coprono come un velo New York, ora che i barbari
attaccano l'impero, ora che il gigante è
caduto, offeso, stordito, ora solo ora cominciamo
a capire. Ora solo ora ci chiediamo come mai il
pane non è ancora liberalizzato in molti
paesi del mondo, ora solo ora ci chiediamo dove
ci ha portato questa deriva di sentimenti, valori
e umanità, ora solo ora ci chiediamo se si
può chiamare civiltà, la sistematica
superficialità verso la fame e le condizioni
umane della maggior parte degli abitanti della terra,
ora solo ora che il futuro è compromesso,
cominciamo a porci delle domande sensate.
***
Per noi, tutto è cominciato con le elezioni
americane, con la democrazia che vacilla, con gli
opinionisti e gli elettori che unificavano Gore
e Bush, che dicevano che una politica vale l'altra,
che parificavano uno degli inventori di Internet,
ambientalista e progressista con un petroliere orgoglioso
della pena di morte, quest'ultimo uscito vincitore
in modo dubbio, con lo scrutinio dei voti che si
è trasformato in una riffa. Quante ne abbiamo
sentite sulle differenze che non c'erano? Quanta
superficialità? Tutto parte dalle elezioni,
tutto parte dalle differenze non viste, tutto parte
dalla mediocrità osannata. Si è potuto
colpire l'America solo perché debole, solo
perché per la prima volta la politica era
sottomessa alla finanza, come da tempo il movimento
di Seattle denunciava.
A cominciare dalla politica in medioriente, le differenze
si sono viste e ora sentite, l'America è
passata dalle azioni per la pace all'indifferenza,
alla passività, sino alla superbia della
riunione di Durban.
Tutto questo doveva allarmare, tutto questo doveva
inquietare, far pensare che una risposta opposta
si sarebbe avuta, ma non di questo livello.
Tutto questo orrore è una mano che disegna
un nuovo muro, un nuovo ordine mondiale, una nuova
separazione. Tutto questo cancella anni di trattative
e di passi in avanti, creando sconforto, allarme
e giustificata preoccupazione.
Ma chi ha prodotto una reazione così violenta?
Come, cosa, perché?
***
Bisognerebbe ricordare al presidente degli Stati
Uniti, che non tanto il fallimento della strategie
contro Saddam del padre, quanto di un modo di confrontarsi
con le contraddizioni del mondo, dovrebbero spingerlo
a cambiare atteggiamento rotta e stile, soprattutto
dopo un episodio così. Perché il satapro
Saddam, come i talebani dell'Afghanistan che ora
"nascondono" Bin Laden, sono frutto degli
interessi politici degli Stati Uniti. Nel primo
caso per poter avversare l'Iran di Kohmeini, nel
secondo per cacciare dall'Afghanistan i comunisti
sostenuti dalla Russia. E va ricordata anche la
guerra del Golfo, che come unico risultato, riportò
al potere in Kuwait uno sceicco che, uccise i suoi
avversari politici senza processi, usando metodi
non diversi dal satrapo iracheno.
Ci rendiamo conto che le regole per questo nuovo
mondo siano optional, ma si dovrebbe usare l'ONU
per bloccare con sanzioni e con iniziative politiche
i paesi che permettono il proliferare del terrorismo.
Ma ormai, questa organizzazione è ridotta
ad una agenzia di viaggi che organizza visite guidate
nel mondo. A completare il tutto c'è un Europa
debole, buona solo a guardarsi nelle tasche, per
niente interessata alla politica quella vera, degna
dell'idea di Spinelli. In questo mondo dove la politica
è sottoposta alla finanza, solo in questo
si è potuto sferrare un attacco feroce alla
democrazia o alla sua forma in declino.
Il nostro stupore è lo stesso del romano
che vedeva l'impero attaccato dai barbari, che vedeva
l'ondata di violenza travolgere le sue città
senza capirne l'origine. Come ha scritto Sofri,
bisogna ripensare tutto, non avere paura, ci avevano
abituati ad una supremazia occidentale, che non
aveva precedenti in quanto letteralmente universale;
ma risulta ormai che questa egemonia è destinata
ad essere altrettanto transitoria delle precedenti,
di Mongoli, Arabi, Unni, Romani, Greci, Persiani,
Assiri, Accadi. Con il fiorente mercato nero di
armi non c'è più bisogno dello stato
nazionale come entità politica del militarismo.
Basta un signore della guerra provvisto di contanti
e di un manipolo di seguaci, per mettere in difficoltà
un impero e sconvolgere le nostre convinzioni.
L'America ha praticato una politica repressiva,
violenta, silenziosa, che ha prodotto morte e degrado,
solo che i mezzi di comunicazione hanno evitato
di servircela a tavola, come ora fanno con le scene
apocalittiche che vengono da New York, zeppe di
rosari e commenti, e questa oggi, è l'implosione
di quella politica.
***
Il vero pericolo, non scongiurato, ma anzi alimentato
da giornali e tv è la guerra in se - ci stanno
preparando lentamente a questa parola - che si aspettava
scomparsa da un mondo evoluto(?) e civile(?). Tanto
è vero che da tempo ci dicevano solo di poche
rumorose guerre e ormai inevitabili, - provate a
farvi un giro sul sito di Emergency - scoprirete
un mondo sommerso dalle guerre e in larga parte
gli Stati Uniti quando non influenzano o condizionano,
finanziano. Quindi noi , tutta queste meraviglia,
scusateci, ma non la capiamo
Bene è invece capire cosa è la guerra,
dove porta, come nasce e di cosa si alimenta. La
teoria che più ci sembra adatta e vicina
alla realtà, è quella di Barbara Ehrenreich
da nessuno citata, nonostante la sua autorevolezza
e lungimiranza, proverò a riassumere le sue
teorie. La guerra è, in un senso che ancora
in parte ci sfugge, un modello di comportamento
autoreplicante dotato di un dinamismo interno, non
diversamente da tutto ciò che è vivo,
tutto sta nell'innescarla. Le scienze sociali non
dispongono di categorie adatte a contenere un'entità
del genere, ma altri campi incominciano a proporre
schemi di riferimento, uno di questi è il
concetto di "meme", proposto dal biologo
Richard Dawkins per descrivere l'evoluzione culturale
in analogia con il gene dell'evoluzione biologica.
Il "meme" sarebbe "un'unità
culturale" autoreplicante; al pari dei geni,
i memi tendono a diffondere il maggior numero possibile
di copie di se stessi. Un altro possibile modo di
pensare la guerra come attività autoreplicante
ci viene dall'informatica, quale che sia l'analogia
cui ci ispiriamo, quella con il gene o quella con
i programmi per computer, ciò che vogliamo
capire è come possono le società umane
cadere preda di entità "viventi"
create inizialmente dagli uomini stessi. Questa
tragica possibilità è implicitamente
prefigurata, a nostro avviso, nella descrizione
che Marx ci dà del capitalismo. Nel Capitale,
come in quell'altro classico ottocentesco che è
il Frankestein di Mary Shelley, la creatività
umana pone in essere qualcosa, il mercato o il mostro,
che sfugge al controllo dell'uomo.
Se guardiamo alla guerra come un prodotto dell'uomo
ma che poi autonomamente si assolve dal suo controllo,
solo alimentato da esso, perché poi è
l'uomo stesso a divenirne strumento, allora possiamo
vedere la guerra come parassita che si autoreplica,
un'entità fondamentalmente estranea e supremamente
indifferente al nostro destino che però lo
condiziona fino a rendere l'uomo schiavo di idee
aberranti, fino a portarlo all'autoestinzione, vista
la tecnologia bellica e anche vista la classe dirigente
di questo brutto brutto mondo.
***
Il terrorismo si nutre di eventi eclatanti e si
serve di messaggi semplici ed immediati, paradossalmente
è molto simile ai sistemi di comunicazione
odierna, più si soffre maggiore sarà
il risultato. Il tutto si potrebbe semplificarlo
a rigor di mezzo televisivo parafrasando uno slogan
del terrorismo nostrano: Colpirne cento per educarne
uno: Bush e la politica americana, che affama e
umilia il mondo islamico, proprio questa politica
ha creato la risposta terrorista che si macera di
allegria desolata imbevendosi in letture retrograde
e singolari del corano. Ma l'Islam quello vero ed
evoluto ha dimostrato che si può dialogare
con le altre due grandi religioni, che ci sono i
presupposti per una convivenza senza prevalenze.
Certo fin quando ci saranno assassini come Sharon,
che non dimentichiamo è l'autore del massacro
dei profughi che erano nei campi di Sabra e Chatila,
e non va dimenticato che l'origine di queste nuova
ondata di violenza in medioriente direttamente collegata
agli attacchi contro gli USA, la si deve proprio
alla passeggiata di Sharon sulla spianata delle
moschee, il dialogo sarà minato al vertice.
Una pace in medioriente sarebbe la risposta migliore
a questo terrorismo che ci minaccia tutti, senza
distinzioni di razza e luogo. Se ragioniamo in questo
senso, non dico che arriviamo alla soluzione ma
almeno cominciamo a capirne le mosse, capiamo che
una risposta violenta, feroce senza misure è
quello che si aspettano, se invece venissero risposte
di pace (medioriente), indagini mirate e risposte
militari non di portata guerrafondaia, allora ci
sarebbe uno spiazzamento che riporterebbe alla quasi
normalità, ma temo il contrario. Come diceva
non a torto Bertold Brecht, unendo due opposti non
riconducibili alla razionalità: la guerra
è come l'amore: trova sempre una via, tutto
sta nello sbarrare quella via, abbiamo già
visto dove porta e cosa.
da
MARCO CIRIELLO |
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