I-ran
inviato da Marco Ciriello
 
L'orizzonte è una chimera dalle fosche tinte, e noi viandanti calpestati dal suo avanzare, immobili muti segni fra fioche luci tristi, animate illuse ombre di un gioco spezzato.

Li ripescò la mattina, ma il blu che li raccoglieva era quello delle camicie della polizia italiana, non era ancora del tutto sorto il sole e quello che doveva essere il giorno più luminoso della loro vita si trasformò in un buio inutile e fermo. Sulla spiaggia c'erano copertoni, legni vomitati dal mare, una barca in pensione che si godeva la sabbia e quattro cadaveri, quattro (o)scuri uomini, distesi inermi uccisi dalla fretta dei molti Caronte che traghettano la speranza da un inferno all'altro. Si parte, con dentro le tasche da una parte i sogni di normalità e dall'altra la malinconia, non si arriva, e quelle tasche le svuota l'avidità del mare. Si lascia quasi sempre un paese che non merita di essere nominato per arrivare in uno che non vuole meritarsi di essere abitato. Si lasciano da una parte le lacrime e le sconfitte ma dall'altra non sempre si trovano gli opposti, anzi ci sono storie che non hanno risvolti, nascono male e si concludono peggio. Senza nomi, senza identità questi quattro uomini sono stati fatti venire a morire sulle porte della distante Europa. Ormai le distanze tra questa nostra terra e le altre si misurano in numeri di scomparsi, il mare è un cimitero di morti immeritate, ingoia uomini, navi, missili, orizzonti di vita, petrolio, bambini, rifiuti chimici, cambiamenti, donne, senza differenza alcuna. L'Europa è un grande hotel che si fa pagare caro, e non ha finestre basse. Destino oscuro hanno avuto questi quattro uomini, sono annegati in un mare super sorvegliato dove sta girando un nuovo Titanic, icona della violenza, simbolo dell'inutile e del superfluo, che ospiterà otto icone di otto paesi votati alla religione dell'offesa. Non ce l'hanno fatta ed ora fanno compagnia alla barca sulla sabbia, svuotati, soli, inutili incoscienti vittime sacrificali di una guerra silenziosa e redditizia, passeggeri di viaggi senza destinazione, attori di una tragedia già vista, già consumata e per questo doppiamente dolorosa. I poliziotti ripetono gesti uguali che compongono il mosaico delle loro azioni in queste situazioni, che da anni si ripetono senza sosta, cambiano gli uomini, cambiano i tempi, ma le coste ed il tragico modo di approdarvi rimane uguale. Arrivano spazzati come gusci di lumache dal vento, forte si alzano in cielo speranzosi e contenti del panorama e poi avvolti da un vertice frenetico di speranza paura e coraggio quasi non sentono lo schiantarsi, il venire meno delle forze, il forte ultimo impatto con una terra amara che non gli appartiene e che li vedrà e terrà per se, ennesimo inganno di un crudele destino che sembra avercela con chi non ha niente da prendere.

N.b. è cosa singolare che un paese conservatore contenga nel proprio nome ma in un'altra lingua la parola correre al passato to ran, corsi. I quattro sfortunati protagonisti erano riusciti a scappare per un attimo da un paese che è un verbo al passato, che non ha fughe?

Cordialmente
Marco Ciriello
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