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Cartolina
della normalità
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Vicolo grigio, panni stesi, acqua
che gocciola, urla scomposte, finestre che si guardano
l'una nell'altra, cancello arrugginito per entrarvi.
Dietro il cancello brucia il corpo di un giovane
uomo. Giovane esubero in attesa di collocamento.
Le fiamme avvolgono il suo esile corpo il cancello
e la sua ruggine, che ora brilla. Corrono i distratti
di prima, guardano l'inguardabile, cercano invano
di liberarlo da quello che sembra l'inferno, accorrono
gli impiegati scortesi del collocamento, ratificatori
dei no, dei numerosi dinieghi, custodi del vero
inferno: l'attesa del lavoro.
Quanti fuochi dobbiamo ancora vedere?
Quanti esuberi devono cadere affinché qualcuno
guardi, s'interessi, si chieda perché?
Rosso era il colore della speranza, rossi erano
gli stracci dell'avvenire. Rosso è il fuoco
che ha consumato la piccola vita. Nero è
il titolo del giornale. Nera la pagina di cronaca.
Sempre più blu il cielo spettatore incurante.
Corrono via i pensieri, le attese, le mattine, gli
sforzi, i caffè troppo caldi che segnano
il ritardo della mattina, le cene troppo fredde
rimandate per non dover fare i conti con i propri
familiari, inutili sacrifici di una persona normale.
Il tutto sognando una busta, dove c'è scritto
che puoi farcela, dove ti autorizzano ad avere una
casa, una moglie, dei figli, pagando s'intende.
Questo sognava di avere l'esile corpo che adesso
brucia come la caldaia di un alto forno. Sognava
di poter raggiungere l'altra busta quella che dispensa
dal lavoro, quella che lo autorizzava a starsene
ai giardinetti, ad ammalarsi, consumarsi, spegnersi.
Per molti questo percorso è un pugno nello
stomaco, per molti questo è l'inferno, per
lui tutto questo era carezza, paradiso.
Voleva solo essere normale in uno strano mondo.
***
A Napoli, Luigi Pelliccia 24 anni disperato senza
lavoro si è dato fuoco. Sono 980.000 i senza
lavoro nella nostra regione, 470.000 solo a Napoli.
Alfiere della protesta per un giorno, sconvolgente
titolo che induce al silenzio al pensiero, notizia
che ci fa volgere lo sguardo verso chi attende non
la rivoluzione o la venuta del messia ma semplicemente
un lavoro. Breve vita sacrificata per spostare il
tiro, per implorare l'attenzione, per far comprendere
quanta disperazione possa albergare in un piccolo
corpo, quanta sconfitta si possa sopportare, quante
umiliazioni subire, quanti schiaffi e calci si possano
prendere, in un mondo di lirica beneficenza e di
finta generosità, in un paese dove la politica
è palinsesto e la vita è finzione
si è verificato uno strano buco, dite al
regista che c'è qualcosa che non va.
MARCO CIRIELLO |
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