Cartolina della normalità
inviato da Marco Ciriello
 
Vicolo grigio, panni stesi, acqua che gocciola, urla scomposte, finestre che si guardano l'una nell'altra, cancello arrugginito per entrarvi. Dietro il cancello brucia il corpo di un giovane uomo. Giovane esubero in attesa di collocamento. Le fiamme avvolgono il suo esile corpo il cancello e la sua ruggine, che ora brilla. Corrono i distratti di prima, guardano l'inguardabile, cercano invano di liberarlo da quello che sembra l'inferno, accorrono gli impiegati scortesi del collocamento, ratificatori dei no, dei numerosi dinieghi, custodi del vero inferno: l'attesa del lavoro.

Quanti fuochi dobbiamo ancora vedere?

Quanti esuberi devono cadere affinché qualcuno guardi, s'interessi, si chieda perché?

Rosso era il colore della speranza, rossi erano gli stracci dell'avvenire. Rosso è il fuoco che ha consumato la piccola vita. Nero è il titolo del giornale. Nera la pagina di cronaca.
Sempre più blu il cielo spettatore incurante.
Corrono via i pensieri, le attese, le mattine, gli sforzi, i caffè troppo caldi che segnano il ritardo della mattina, le cene troppo fredde rimandate per non dover fare i conti con i propri familiari, inutili sacrifici di una persona normale.
Il tutto sognando una busta, dove c'è scritto che puoi farcela, dove ti autorizzano ad avere una casa, una moglie, dei figli, pagando s'intende. Questo sognava di avere l'esile corpo che adesso brucia come la caldaia di un alto forno. Sognava di poter raggiungere l'altra busta quella che dispensa dal lavoro, quella che lo autorizzava a starsene ai giardinetti, ad ammalarsi, consumarsi, spegnersi.
Per molti questo percorso è un pugno nello stomaco, per molti questo è l'inferno, per lui tutto questo era carezza, paradiso.
Voleva solo essere normale in uno strano mondo.

***

A Napoli, Luigi Pelliccia 24 anni disperato senza lavoro si è dato fuoco. Sono 980.000 i senza lavoro nella nostra regione, 470.000 solo a Napoli.
Alfiere della protesta per un giorno, sconvolgente titolo che induce al silenzio al pensiero, notizia che ci fa volgere lo sguardo verso chi attende non la rivoluzione o la venuta del messia ma semplicemente un lavoro. Breve vita sacrificata per spostare il tiro, per implorare l'attenzione, per far comprendere quanta disperazione possa albergare in un piccolo corpo, quanta sconfitta si possa sopportare, quante umiliazioni subire, quanti schiaffi e calci si possano prendere, in un mondo di lirica beneficenza e di finta generosità, in un paese dove la politica è palinsesto e la vita è finzione si è verificato uno strano buco, dite al regista che c'è qualcosa che non va.

MARCO CIRIELLO
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