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Cartolina
dal Sud
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cartolina dall'inferno
L'inferno dei viventi non è qualcosa che
sarà; se ce n'è uno, è quello
che è già qui, l'inferno che abitiamo
tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due
modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce
facile a molti: accettare l'inferno e diventarne
parte fino al punto di non vederlo più. Il
secondo è rischioso ed esige attenzione e
apprendimento continui: cercare e saper riconoscere
chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno,
e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino
Lo straordinario vento del 1992 si è stemperato
di fronte ai baroni del niente che di nuovo imperano,
non è riuscito a spazzarli via, è
stato ingoiato dal buco nero della memoria che ciclicamente
colpisce l'Italia.
Se il Cristo di Levi era riuscito almeno a raggiungere
Eboli il nostro vento d'innovazione politica si
è fermato molto molto prima del Garigliano.
Terra di sconfitte la nostra, sconfitte ed umiliazioni,
terra di frontiera, che accoglie diseredati ed esporta
disperati. Terra dove il silenzio ha vinto sulla
ragione e sui sentimenti, dove nemmeno più
gli intellettuali parlano e denunciano, terra di
smemorati e di ricattati, dove il lavoro non ha
un domani, dove le occasioni sono privilegio di
pochi. Terra di conquista, terra di dolore, terra
in bianco e nero, dove anche i colori hanno deciso
di non albergare di non condividere l'eterno sorgere
dello stesso sole, quello dei gattopardi (come li
chiamava Tomasi di Lampedusa) quello dei Luigini
(come li chiamava Levi) quello di chi sta sempre
dalla parte della ragione, di chi è sempre
maggioranza anche senza avere i numeri e le doti,
di chi non perde mai, di chi riesce sempre a farcela.
Di chi sa sempre quale stella guardare, da quale
parte entrare, di chi sta sempre da tutte le parti
e mai da una parte sola. Chi sono? Quelli che accusava
Pasolini, l'intera classe dirigente forzaitaliota
ora, democristiana prima, quelli che hanno ucciso
anche solo a parole Pio La Torre, Peppino Impastato,
i giudici Falcone e Borsellino, quelli che hanno
permesso di far proliferare mafia e camorra, dandogli
numerosi appigli, quelli che hanno permesso che
si sfregiasse il nostro paesaggio pur di poter barattare
un pugno di voti con un posto in fabbrica, quelli
che hanno permesso e permettono che le campagne
elettorali si basino sul ricatto, quelli che hanno
costruito le proprie ascese politiche sui bisogni
delle nostre terre, sfruttandole fino all'inverosimile.
Le pale dei nostri mulini, non girano più
perché il vento non è arrivato, e
non arriverà, chi è gramigna mai diventerà
rosa, quello che era grano ora è deserto
nonostante l'enorme quantità di letame.
Marco Ciriello |
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