La nuova legge sulle rogatorie internazionali - il governo risponde alle critiche   dell'opposizione
29 aprile 2003
 
Se sia così determinante, questa legge sulle rogatorie internazionali, lo scopriremo nei prossimi anni. Per ora essa ci ha purtroppo fatto assistere a uno scontro nell'aula del Senato che ci fa chiedere se da questa classe politica si possa prendere esempio.

Il disegno di legge che ratifica la convenzione tra Italia e Svizzera in materia giudiziaria e che piu' in generale disciplina le rogatorie internazionali è oggetto di furiose polemiche da parte dell'opposizione. 

Due sono gli aspetti piu' contestati: l'inutilizzabilita' degli atti trasmessi senza rispetto delle regole e l'applicabilita' del principio ai processi in corso

1. ''L'inutilizzabilita' - ha spiegato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio - fa riferimento non a violazioni formali, ma a violazioni che riguardano accordi tra gli Stati. In particolare al fatto che ormai, in violazione di queste convenzioni, non si rispettano piu' le regole minime per garantire la genuinita' della prova. E le forme, rispetto alle prove, sono anche sostanza''.
''L'inutilizzabilita' degli atti - conferma l'on. Niccolò Ghidini - e' strettamente correlata alla violazione di norme gia' contemplate nella Convenzione europea del 1959 e in altri accordi internazionali. Nella legge esaminata non c'e' nulla di nuovo, il legislatore vieta soltanto l'uso di testimonianze e prove raccolte in violazione di accordi internazionali. Non vedo quale sia lo scandalo anzi e' un garanzia in piu' per il cittadino. E poi se la rogatoria e' stata fatta male puo' sempre essere rifatta, senza compromettere alcun processo''.
E a quanti accusano che tale norma favorirebbe Silvio Berlusconi, Ghidini rileva che "l'estraneita' di Berlusconi ai fatti contestati e' gia' conclamata dall'incartamento processuale che contiene le prove della sua innocenza''.

2. La scelta di applicare le nuove norme ai processi in corso è un principio affermato dalle sezioni unite della Cassazione. Conferma Pecorella:"Solo una prova legittima nel nostro ordinamento puo' essere utilizzata per condannare o assolvere. Nessun 'colpo di spugna' su alcuni processi. Stiamo facendo leggi in linea con lo standard europeo o, comunque, che recuperano garanzie che cinque anni del governo precedente hanno mandato al macero. Non è neppur vero vero che la nuova legge sulle rogatorie ritardi
le procedure. Semmai, e' prevista la possibilita' che le parti, i magistrati si trasmettano direttamente gli atti''.

A PROPOSITO DELLE CRITICHE DELL'OPPOSIZIONE. 

''L'opposizione - ha detto ancora Pecorella - ha scelto la strada di bloccare qualunque tipo di riforma e quindi naturalmente trovera' per ogni occasione modo di dire che le leggi vengono fatte per favorire questo o quello o addirittura per danneggiare questo paese: mi pare grottesco. Per quanto riguarda i contenuti, poi, si tratta di disposizioni che prevedono che il mancato rispetto delle norme sulla formazione e acquisizione della prova comporti la inutilizzabilita' della prova medesima qualora sia raccolta all'estero. E' un principio talmente elementare che maggioranza e opposizione hanno votato assieme l'art.111 della costituzione che si basa proprio su questo. D'ora in poi bastera' che i magistrati si attengano alle indicazioni dei trattati tra Stati".
Comunque Pecorella ha anche affermato di avere intenzione di studiare un provvedimento che proroghi i termini della custodia cautelare per il tempo necessario a richiedere nuovamente la rogatoria. 

IN MERITO ALLE CRITICHE DEI MAGISTRATI
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''Penso che i magistrati - sostiene Pecorella - considerino ogni regola come un laccio che impedisce loro di procedere a mani libere nel rispetto o non rispetto delle norme di legge. Ormai l'atteggiamento della magistratura italiana, che ha avuto possibilita' di intervenire senza incontrare nessuna resistenza, per situazioni che tutti conosciamo, negli anni scorsi, e' ogni volta che e' stabilita una regola a garanzia della parti e della verita' questa regola ci infastidisce, ci impedisce di fare il nostro mestiere. Quasi che il mestiere della magistratura non sia quello di applicare le norme e di ricercare la verita' attraverso la rigorosa applicazione delle norme".

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