La punta dell’iceberg
di Tito Gandini
Considerazioni sull'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta che indaghi su presunti soprusi da parte della magistratura negli anni di Tangentopoli.
 
La commissione d’inchiesta su tangentopoli arriva, la proposta avanzata dalla "casa delle libertà" è, per ammissione dei forzisti stessi, piuttosto approssimativa, stando all’attuale stesura si potrà indagare su di un’arco temporale che va dal 1992 ad oggi.
Ci si chiede se alcune indagini abbiano avuto carattere persecutorio e se alcune si siano arrestate sulla soglia di pressioni politiche. D’Alema l’aveva daltronde promesso, all’insediarsi alla presidenza del consiglio, il 22 dicembre del 1999, la cosa però s’era insabbiata, sembra, senza grande rimpianto di nessuno.
La commissione sarà composta da una cinquantina di parlamentari ed avrà il potere di valicare qualunque segreto istruttorio e di indagare, di verificare cioè se, al di la delle informazioni che tutti i cittadini possono consultare, gli atti del processo, esistano tra gli atti, che il pm ha deciso di non utilizzare a fini processuali, informazioni suscettibili di approfondimento giudiziario, se ci siano piste d’indagine interrotte.

Quali percorsi poi le informazioni così acquisite debbano seguire non è dato sapere. Se io scopro, indagando sul processo che riguardava il politico, di cui ero galoppino dieci anni fa, che il mio nome compare in una qualche istruttoria, oppure che qualcuno, bene al corrente, leggendo quegli incartamenti, può capire che solo io posso avere orchestrato quella certa faccenda, che faccio? Vado in commissione e lo dico?

Diciamo che io sia all’epoca uno svuotaportaceneri, oggi parlamentare oppure un leader di ieri e di oggi, ammettiamo che per una qualche ragione, per una pressione qualunque, magari da me stesso stimolata, un’indagine si sia intiepidita, progressivamente raffreddata ... o mettiamo che, misteriosamente, in una lista d’inquisiti, il prossimo, secondo un mio calcolo personale, sarei dovuto essere io e che incredibilmente non sia successo nulla ... mettiamo tutto questo o mettiamo molto di più, mettiamo un qualcosa di più grave che vedremo forse dopo.
Ma anche semplicemente ammettendo questo, da dieci anni camperei con il dubbio, ma come mai si sono fermati? E che ci sarà mai negli incartamenti che il pm non ha utilizzato? E che avrà detto mai quel delinquente che s’è autodenunciato? E quell’altro li che è arrivato a farmi le scarpe ieri l’altro, perchè non è stato indagato?

Più o meno con questi e probabilmente tanti, tanti altri interrogativi, la mia cosienza, altrimenti linda, s’arrovella, macerando nell’incertezza da dieci anni la domanda: "e se prima o poi toccasse a me?" Ma lasciamo da parte i politici in transatlantico, pensiamo ai Cirini Pomicini, pensiamo a quello che abbiamo sempre pensato, noi cittadini, durante mani pulite, una convinzione incrollabile, una certezza: "La punta dell’iceberg!", quello che Di Pietro, mano mano scopriva, non era che la punta di un iceberg.

E allora io sono un bel politico di profilo elevato, mi coltivo il baffetto, lo sguarduccio famelico e posso campare io con un dubbio del genere? No, ditemi se è plausibile, che uno del mio calibro, possa temere che qualcuno, magari persino un giudice, seguendo chi sa quale altra traccia, di chi sa quale storia, possa finire sul mio incartamento e scoprire che, miracolosamente sono stato risparmiato, che l’inchiesta, cambiato il momento storico, in epoca di attentati ai monumenti storici, si è più o meno spontaneamente interrotta.

Tanto vale fare la commissione d’inchiesta, tanto vale andare a vedere che mai ci sia in questi benedetti incartamenti, dove finisce cosa, dove si perda una traccia, dove ne incominci un’altra, dove io compaia, chi sia stato secondo i giudici, dove mi abbiano seguito, quali prove abbiano raccolto, che testimoni abbiano parlato, su che soffiate si siano basati, chi, infine, della gente che qua intorno rimane, abbia parlato, chi sia meglio eliminare.

Quante minacce sottocoperta, quante vendette si compiranno? Se Gerardo D’Ambrosio afferma (Corriere della Sera del 15.1.) che "... questa è una forma di intimidazione alla magistratura per il futuro, diretta a scoraggiare qualsiasi iniziativa che possa coinvolgere il potere politico ...", si riferisce semplicemente alla minaccia morale? Non dice piuttosto: Manipulite è stata "la punta dell’iceberg", ci siamo dovuti fermare, quando è mutato il clima politico, molto rimarrebbe da trovare, gli incartamenti hanno buone piste, forse queste piste, dopo il passaggio della commissione d’inchiesta, non saranno più utilizzabili?

Cosa mai faranno, per due anni, cinquanta parlamentari? Vaglieranno se non ci sia stato accanimento politico? Ma per valutare questo, per valutare se un partito sia stato favorito piuttosto che un altro, bisogna andare a vedere in cosa consista e dove si interrompa ogni singola traccia, ogni singolo ramo d’inchiesta. Questo vuole dire "valutare se ci sia stato accanimento politico", vedere chi e come mai è rimasto fuori dal giro, vedere chi ha parlato e di chi, quali fatti siano noti (che è come avere la firma di chi ha fatto la spia).

Insomma, come minimo si da per certo che l’indagine avrebbe potuto continuare, si da per certa "la punta dell’iceberg", facendo magari intendere che le indagini avrebbero potuto continuare anche nei confronti della sinistra, così tanto per dare alla sinistra un buon motivo, anche di fronte ai propri elettori, per aderire, per dimostrare la propria "innocenza", l’accusato ha fiducia nella commissione d’inchiesta, sarà magari, come suggerisce la forzista Chiara Moroni, la sinistra stessa a moderarne l’obiettività e l’azione.

E in questa Norimberga di manipulite ci si rifarà una coscienza linda da ogni timore, ci saranno vendette, ci saranno minacce, soprattutto si saprà chi sono i galoppini fedeli e chi gli infedeli, perchè non c’è neanche bisogno di trovare un nome nell’incartamento, non serve avere una deposizione firmata, basta l’accenno ad una pista per sapere chi ha parlato, quando e in che circostanza, lo si saprà per certo e si potranno ripulire le vie dagli infidi e soprattutto non avere il dubbio che qualcuno di "poco pulito" rimanga alle dipendenze.

Parliamoci chiaro, le grandi Opere stanno per iniziare, il ponte sullo stretto, e come fai a ricreare un sistema così oleato come quello disintegrato da tangentopoli? Con tutti i suoi gangli, le sue leggi e leggine, i suoi cardini, le cornici, le rotelline dentate bene affilate ed incastrate alla perfezione in tanta complessità?
Tanto vale ripulire i meccanismi, dare un po’ di grasso, cambiare le rotelle marce e ripartire alla grande, tanto, colla riforma della giustizia, una seconda tangentopoli è esclusa.

Ecco, l’editoriale sarebbe finito, ma un’ultimo dubbio era rimasto aperto quando parlavamo di manine. Noi che siamo cresciuti col caso Moro a pranzo e a cena in ogni telegiornale, con Ustica, con Mattei e tanto altro, alle manine siamo abituati, gente che ti tira fuori le lettere di Biagi due mesi dopo, gente che ti tira fuori un memoriale Moro quindici anni dopo, gente anche per bene, che serve la causa dello Stato, gente che ci guarda da vicino, su internet e non, che sanno fare tante cose dal controllo dei Black Block, a quello degli stadi, gente magari conservatrice, ma spesso fedele allo Stato ed alle istituzioni.

Perchè invece di affidare discretamente l’indagine sugli incartamenti di manipulite a queste tanto collaudate manine, ci si espone in prima persona? Perchè la commissione d’inchiesta parlamentare?

Ovviamente di risposte ce ne sono milioni e tutte verosimili, ma se proviamo a dare un’occhiata più generale, più storica, vediamo manipulite, poi vediamo gli attentati a Falcone e Borsellino, poi vediamo Palermo votare al 90% per Orlando, poi vediamo gli attentati ai monumenti, a Firenze e a Roma, poi vediamo Berlusconi scendere in campo, poi vediamo una sinistra molto poco disposta alla lotta alla mafia e oggi cosa vediamo? Vediamo uno striscione contro il 41 bis (Berlusconi scordati la Sicilia) issato allo stadio di Palermo, vediamo Dell’Utri identificarsi in una presunta continuazione di manipulite al sud e per questo motivo appoggiare la commissione d’inchiesta, vediamo la sinistra con le mani assolutamente legate, vediamo i detenuti di mafia scrivere lettere d’interlocuzione al Governo, vediamo magistrati antimafia farsi improvvisamente soffiare lavoro ed occupazione ed indagini, vediamo morire Caponnetto nell’indifferenza più totale. Cos’è tutto questo? Cosa c’è di fronte a noi? Cosa avviene?

Il riassetto successivo a Manipulite non è ancora finito. Questo è certo, siamo ancora impelagati e molto in una battaglia che qualcuno ci fa pensare già persa, ma che in realtà sta ancora definendo confini geografici ed istituzionali in cui la mafia dovrà muoversi per i prossimi trent’anni.

Le bombe hanno stracciato l’unità trasversale, che si era creata tra Manipulite e la reazione dello Stato agli omicidi di Falcone e Borsellino, un’alleanza incredibilmente organica che aveva portato all’elezione di Orlando, quando la mafia decise di uscire "un momento" dalla politica. Quelle bombe hanno riportato il riassetto del "patrimonio" politico italiano. Berlusconi è poi sceso in campo, conducendo all’espressione una massa d’Italia legata a doppiofilo agli appalti, alle opere pubbliche, l’economia del sommerso, che in seguito a manipulite era piombata nella più cupa recessione, l’Italia delle sovvenzioni irpine, l’Italia delle aziende del fratello dello zio, ma anche l’Italia delle ritenute d’acconto, l’Italia che dall’appalto deriva la poliza d’assicurazione e la commissione che percepisce l’agente. Un’Italia vivace, l’Italia che permise a Craxi di rivalutare la posizione all’interno del G7, che gli consentì di superare l’Inghilterra della Thatcher, passando dal 6-7 posto al quinto. Cosa che diede all’Italia nuova credibilità internazionale e tutti i benefici conseguenti. L’Italia del semisommerso, che s’intreccia con un tutto magmatico, ma anche ben definito: Appalti, finanziamenti e indotto, con metodologie diverse da regione a regione.

Tutta quest’Italia discussa aspramente dal fenomeno manipulite, inceppata nei meccanismi primari, un’Italia che appunto, con Berlusconi, ritrova un interlocutore sociale ed una rappresentanza politica, che cerca una rivincita per quella che chiamano e che hanno subito come una "rivoluzione tangentopoli", per l’onta del carcere a quello che è stato per cinquant’anni il motore dell’Italia.
Ora che questa rivincita è in atto, bisogna eliminare ogni possibilità che manipulite possa verificarsi di nuovo, bisogna ristrutturare la giustizia, bisogna rivedere il meccanismo istituzionale che la protegge, bisogna produrre normalità e distruggere qualsiasi pericolo alla base. Trovati i referenti politici, trovato nuovo pane d’appalti, ora la mafia lotta contro le vecchie istituzioni, la magistratura, il presidente della repubblica, alcuni aspetti della costituzione e questo è plateale, ma anche, e questa è la novità, contro l’esercito o certa parte dell’esercito, quella più fedele alle istituzioni, certa polizia, certe manine.

Ed è quindi meno pericoloso, affidare le indagini ad una commissione d’inchiesta di cui controllare (sia pure indirettamente) ogni singolo elemento, che ad una struttura sostanzialmente infida, che nutre magari ancora qualche vecchia convinzione repubblicana. Se la mafia ha trovato referenti politici, questi sono nuovi, gente che non è da cinquant’anni nelle istituzioni, che non riconosce ogni singolo alito di vento e che non si sa ancora muovere e districare, di amico in amico, i nuovi referenti politici questa rete ancora non l’hanno strutturata a dovere e se anche l’avessero fatto, non hanno ancora avuto modo di testarne qualità e fedeltà.
Fantapolitica o punta dell’iceberg?
 

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