| La biopirateria è anche
questo: il furto delle conoscenze indigene da
parte delle imprese, che se ne servono per andare
a colpo sicuro sulle piante da studiare
e brevettare. È l'espoliazione, in cambio
di pochi soldi, di una cultura antichissima.
In un sistema siffatto, andrebbe persa, ancora
più di quanto già accade, la sovranità
alimentare dei paesi poveri: la loro capacità,
cioè, di produrre per lautosostentamento
e non solo per lesportazione.
La diversità biologica è una ricchezza
sempre più indispensabile all'industria.
A quella delle biotecnologie, soprattutto, che
indaga la natura, ne riproduce i codici genetici,
li brevetta e li applica in molteplici campi:
nell'industria farmaceutica e nell'agricoltura,
ad esempio. Questo processo, apparentemente innocuo,
cela spesso ingiustizie e rischi per il futuro.
Tra le ingiustizie, c'è il modo stesso
di studiare la natura, che è poi quella
del Sud del mondo, ricchissima di
varietà e dei principi attivi di cui l'industria
va in cerca. A Porto Alegre ne abbiamo parlato
con Silvia Ribeiro, giornalista e ricercatrice
del Gruppo Etc (Gruppo di Azione su Erosione,
Tecnologia e Concentrazione), un'organizzazione
internazionale che ha sede in Canada e basi in
molti paesi del mondo. Da anni, il Gruppo Etc
promuove la diversità culturale e biologica
e i diritti umani, attraverso studi accurati e
coraggiosi, pubblicazioni e denunce.
Cosa sintende per biopirateria?
L'appropriazione delle conoscenze e delle risorse
genetiche delle comunità campesine e indigene
da parte di individui e istituzioni che vogliono
il controllo e il monopolio esclusivo su queste
risorse e conoscenze. Da 20 anni circa, la biopirateria
non è più solo fisica: le imprese
non si limitano a portare via la pianta, ma anche
il brevetto. È una forma di proprietà
intellettuale, che permette di reclamare un diritto
esclusivo su una risorsa genetica. Chi vorrà
usufruirne (per coltivare una pianta, ad esempio),
dovrà pagare. Per il mais, esistono già
oltre 70 specie brevettate.
Quali sono i paesi più colpiti dalla biopirateria?
Quelli che destano più interesse per le
imprese: Venezuela, Costarica, Colombia, Messico
Ecuador, Perù, Congo, Madagascar, Cina,
Indonesia, Australia. Più in generale,
tutta la parte di selva tropicale della Terra.
A cosa si deve questo interesse delle case farmaceutiche
nelle piante?
La natura è una base molto importante dell'industria
farmaceutica. E con i progressi della tecnologia,
è più facile, a partire da un estratto
naturale, produrre un composto farmaceutico. A
volte le piante vengono anche brevettate tali
e quali: è il caso del tepescohuite, la
corteccia di un albero messicano, miracolosa per
le ustioni, recentemente patentata da un'impresa
spagnola.
Le cifre che l'industria farmaceutica guadagna
con i composti naturali sono impressionanti: nel
1996, a livello mondiale, i guadagni in rimedi
naturali ammontavano a 32mila milioni di dollari.
E fino al 1980, quasi il 25% dei farmaci che si
vendevano negli Stati Uniti proveniva da estratti
naturali.
Quali industrie sono implicate nella biopirateria?
Tutti i colossi del settore farmaceutico, agrochimico
e delle sementi. Non più di qualche decina
in tutto. Per i prodotti farmaceutici, ci sono
il gruppo Glaxo e Smith Kline Beecham, Pfizer
(incluso Warner Lambert), Merck & Co, AstraZeneca,
Aventis, Bristol-Myers Squibb, Novartis, Pharmacia
(incluso Monsanto & Upjohn), Hoffman-La Roche,
Johnson & Johnson. Nel settore agrochimico,
Syngenta (Novartis +AstraZeneca), Pharmacia (Monsanto),
Aventis (AgrEvo + Rhone Poulenc), BASF (+ Cyanamid),
DuPont, Bayer, Dow AgroSciences, Makhteshim-Agan,
Sumitomo, FMC.. Nell'industria delle sementi,
si distinguono: DuPont (Pioneer), Pharmacia (Monsanto),
Syngenta, Groupe Limagrain, Grupo Pulsar (Seminis),
Advanta (AstraZeneca e Cosun), Dow (+ Cargill
North America), KWS AG, Delta & Pine Land,
Aventis.
La provenienza di queste imprese?
Stati Uniti, Svizzera, Messico (è l'unico
caso, quello del Gruppo Pulsar), Olanda, Gran
Bretagna, Germania, Francia. Le imprese farmaceutiche
sono quelle che oggi hanno la maggiore disponibilità
di liquidi. Più dell'informatica, del petrolio,
dei minerali. Il mercato farmaceutico è
cresciuto da 70 bilioni di dollari nel 1981, a
317 nel 2000.
Proprio in questi tre settori si è verificata
negli ultimi anni, una concentrazione senza precedenti,
che vede sconfinamenti di un campo nell'altro
(il farmaceutico produce anche agrochimico e sementi,
ad esempio). Le dieci più grandi industrie
farmaceutiche hanno il 47% del mercato mondiale
(valutato in 317 bilioni di dollari). Nel settore
agrochimico, le dieci maggiori controllano l'87%
del mercato (30 bilioni di dollari), e in quello
delle sementi, il 30% di un mercato di 24,4 bilioni
di dollari.
Che impatto ha la biopirateria sulle culture indigene?
La diversità naturale va di pari passo
con quella culturale. Intendo quella delle culture
indigene, campesine, che per anni hanno coltivato,
sperimentato, promosso specie adatte al loro ambiente.
Non è un caso che in Messico ci siano oltre
50 razze indigene e più di 300 le specie
di mais che nei millenni si sono adattate alle
condizioni più varie: al mare, alla selva
umida, alle altezze di 3000 metri. La biopirateria
è anche questo: il furto delle conoscenze
indigene da parte delle imprese, che se ne servono
per andare a colpo sicuro sulle piante
da studiare e brevettare. È l'espoliazione,
in cambio di pochi soldi, di una cultura antichissima.
Come avviene questo furto?
Fino agli anni '90, le imprese andavano presso
le comunità indigene, prelevavano le piante,
non chiedevano il permesso, né pagavano
nulla. Poi si accorsero che era molto più
efficace chiedere consiglio agli anziani e agli
sciamani. Ai depositari del sapere, insomma. Così
si cominciò ad offrire denaro in cambio
di indicazioni. E neanche tanto: molti contratti
di bioispezione prevedono una ripartizione
giusta ed equa dei benefici: ma chi stabilisce
cosa è giusto ed equo? Tra l'altro, il
più delle volte ci si limita a dare un
salario. Ma il know how può essere pagato
con un salario?
Nella maggior parte dei casi, comunque, non sono
le imprese a lavorare direttamente con i villaggi
indigeni. Piuttosto, affidano il lavoro a terzi:
Università, istituti di ricerca locali,
che diventano a loro volta complici (sfruttati)
della biopirateria. La Merck, in Costarica, ha
da poco stipulato un contratto con l'Institudo
Nacional de la Biodiversidad, pagando un milione
di dollari per 10mila campioni. Se la Merck avesse
fatto quelle stesse ricerche da sola, avrebbe
pagato almeno 4 volte tanto.
Ma a parte lo sfruttamento, sono altre (e ben
più gravi) le conseguenze di questo scambio.
La conoscenza millenaria delle piante medicinali,
è sempre stata collettiva e gratuita. Anche
se ristretta (perché affidata allo sciamano),
ha sempre avuto una funzione sociale. Offrire
soldi crea un terremoto nelle relazioni della
comunità: commercializzare un bene pubblico
è un modo per privatizzarlo. E finisce
per erodere una cultura fondata sulla gratuità.
Che futuro ci attende se continueremo a brevettare
le risorse genetiche e naturali?
Soprattutto in campo agricolo, le prospettive
sono preoccupanti. Se alla concentrazione di imprese
e al meccanismo delle patenti aggiungiamo lo sviluppo
della tecnologia, andiamo verso un sempre maggiore
controllo da parte di pochi gruppi industriali.
Di quali tecnologie parla?
Del transgenico, ad esempio. Anche questo settore
entra in piena regola nel sistema perverso dei
brevetti sulla vita. Oggi i campi coltivati con
semi transgenici si trovano negli Stati Uniti
(20.5 milioni di ettari), in Argentina (4,3 milioni
di ettari), Canada (2,8 milioni), Australia (0,1
milioni). Poi ci sono quelli contaminati per
sbaglio, di cui non abbiamo dati certi:
in Messico, ad esempio, lo scorso gennaio, il
mais tradizionale è stato contaminato con
il transgenico negli stati di Oaxaca e di Puebla.
In una percentuale che andava, a seconda dei luoghi,
dal 3 al 15%. Ma un dato è particolarmente
inquietante: sono solo tre le grandi multinazionali
che vendono Ogm nel mondo: la Monsanto, che nel
2001 è risultata responsabile del 91% di
tutte le coltivazioni Ogm nel mondo, la Syngenta
e Aventis CropScience.
I rischi? Una sempre maggiore dipendenza degli
agricoltori dalle grandi aziende produttrici.
Una dipendenza che nel Sud del mondo sarà
ancora più drammatica: perché i
semi transgenici costano (così come gli
erbicidi adatti alle nuove specie, venduti dalle
stesse multinazionali delle sementi). E perché
la selva, le montagne, i piccoli appezzamenti
su cui vivono i produttori del Sud, non sono compatibili
con gli Ogm, i cui costi si ammortizzano solo
all'interno di un'agricoltura intensiva e meccanizzata.
Non è escluso, infine, il rischio di una
guerra biologica: un virus lanciato
su piantagioni uniformi (quelle geneticamente
modificate lo sono), provocherebbe una catastrofe.
In un sistema siffatto, andrebbe persa, ancora
più di quanto già accade, la sovranità
alimentare dei paesi poveri: la loro capacità,
cioè, di produrre per lautosostentamento
e non solo per lesportazione. E di agricoltura
di sussistenza, quella fatta di piccoli produttori
e di appezzamenti minuscoli, oggi vive il 25%
della popolazione mondiale.
A cura di PAOLA ERBA
IL CASO DEI FAGIOLI MESSICANI
La biopirateria oggi coinvolge anche l'industria
agrochimica e quella delle sementi. Non si brevettano
solo piante medicinali e principi attivi, ma anche
semi. Qual è l'impatto delle patenti sull'agricoltura?
È tremendo e immediato. Facciamo un esempio:
qualche anno fa, un coltivatore statunitense prelevò
in Messico una delle tante specie di fagioli (frijoles)
che possediamo e che sono il frutto di una tradizione
millenaria. Tornò negli Stati Uniti, lo
coltivò e lo brevettò.
Come proprietario del brevetto, pretese che tutti
gli importatori gli pagassero i diritti: una pretesa
assurda, che però aveva validità
giuridica. Così gli importatori statunitensi,
per non incorrere in guai giudiziari, smisero
di importare quella qualità di frijol dal
Messico. Oltre 1000 agricoltori messicani persero
il 90% delle loro entrate. L'Etc group, da tre
anni, sta combattendo contro questo caso paradossale.
E la causa è ancora in corso. |