| Migliaia e migliaia
di rurali hanno raccolto linvito
del Cncr, accorrendo in massa lo scorso 26 gennaio
allo stadio Senghor di Dakar, per un incontro
pubblico con i rappresentanti del governo senegalese.
Un evento storico.
Il Cncr non è un partito e non ha alcuna
intenzione di diventarlo; non è nemmeno
un sindacato, anche se ha unattività
molto simile ad una federazione di categoria (senza
però indire scioperi); è qualcosa
di nuovo.
Ora i contadini del Senegal dicono: Abbiamo
il diritto di proteggere la nostra agricoltura
famigliare e la nostra sovranità alimentare.
Che lAfrica nutra lAfrica.
Sugli spalti dello stadio Léopold Sédar
Senghor risuona Baykat (coltivatore),
la famosa canzone di Youssou Ndour. Racconta delle
difficilissime condizioni dei contadini del Senegal.
Gli uomini dai lunghi caftan e dai fez calati
sulla fronte e le donne dai turbanti colorati,
sedute in curva sud, le conoscono bene: hanno
tutti/e un lavoro che ha a che fare con la terra;
chi come orticoltore, chi come allevatore, chi
sulle piroghe della pesca artigianale o sulle
imbarcazioni che ogni sera sfidano dellAtlantico,
chi come forestale, chi come piccolo produttore
di pomodori o di riso.
Sono 35-40mila persone: una buona fetta di quei
tre milioni di agricoltori che contribuiscono
in maniera determinante alleconomia di sussistenza
del Senegal. Essi hanno dunque risposto positivamente
allinvito rivolto loro dal Cncr (Consiglio
nazionale di concertazione e cooperazione dei
rurali), una federazione di federazioni sorta
nel 1993. Obiettivo della manifestazione, unica
nella storia del Senegal e forse anche dellAfrica
Occidentale, era di incontrarsi con la controparte
il governo del presidente Abdoulaye Wade
e discutere pubblicamente della prossima
legge sullagricoltura.
Tutte le 11 regioni e tutti i 32 dipartimenti
erano ben rappresentati. Gente che è partita
alle quattro del mattino, dagli angoli più
disparati del paese (ad es. Kolda, una delle maggiori
città della Casamance, o Matam), percorrendo
600-800 km in pulmini collettivi, affrontando
le spese del cibo, del viaggio e di una notte
a Dakar, pur di esserci. E in maggioranza si è
trattato di persone, che vivono ben al di sotto
della soglia di povertà. Secondo il presidente
onorario del Cncr, Mamadou Cissokho, il
60% dei presenti quel giorno non ha pranzato.
Immensi sacrifici, dunque, che mostrano la volontà
di partecipare.
Arrivati allo stadio alle 10 del mattino, i rurali
hanno dato prova di una grande maturità,
aspettando per ore linizio della cerimonia
ufficiale. Nessuna tensione, un ordine assoluto
il servizio di vigilanza, del resto quasi
invisibile, non è praticamente mai intervenuto
e soprattutto unatmosfera di festa.
Così sono cominciate le testimonianze dei
vecchi produttori, decenni di storia e di fatica,
in attesa dellintervento del ministro dellAgricoltura
e dellAllevamento, Habib Sy, unico rappresentante
del governo.
UN POSTO NELLA STORIA
Insomma, il Cncr ce lha fatta. Anche se
inizialmente aveva sparato alto 100mila
presenze previste (contro le 35-40mila effettive)
e anche se non sono mancati gli inevitabili
problemi di trasporto e i tentativi di destabilizzazione
con il risveglio di unorganizzazione opposta,
vicina al governo (3P, cioè pescatori,
contadini, pastori), con il ritardo nel rilascio
dellautorizzazione per la manifestazione
decisa sin dallagosto 2002, infine con le
riserve del direttore dello stadio Senghor. Tutto
ciò ha avuto un suo peso. Anche lo slittamento
della data dal 29 settembre al 26 gennaio,
in seguito al naufragio del traghetto Djola
nella notte fra il 26 e il 27 settembre
ha contribuito.
Ciò non toglie, tuttavia, che sia stato
un enorme successo. Per linteresse suscitato
nei contadini senegalesi, ma anche per la presenza
di varie organizzazioni contadine europee. Arrivate
dal Belgio e dalla Francia, esse hanno preso la
parola durante la manifestazione. Lo scopo era
di sostenere il Cncr nella sua lunga marcia per
la difesa degli interessi del mondo rurale senegalese.
Il rappresentante dei contadini del Belgio, M.
Pierre, nel suo intervento si è rivolto
allOmc (Organizzazione mondiale del commercio),
chiedendo di equilibrare la concorrenza
fra agricoltori del Nord e quelli dei paesi del
Terzo Mondo. Unalleanza questa
fra i contadini del Nord e del Sud del mondo
che potrebbe cominciare a pesare. E spingere a
modificare le regole del gioco, come
si augura Mamadou Cissokho.
È luomo che ha restituito lorgoglio
ai contadini di questo paese ; uno che ha la statura
del leader, ma non per questo ha mai smesso di
coltivare il proprio campo a circa 300 km da Dakar.
Anzi, è molto probabilmente da lì,
dalla terra, che continua a trarre la propria
forza. Ecco in sintesi il suo pensiero: leconomia
del Senegal si basa al 70% su unagricoltura
di tipo famigliare; al contempo, però,
lintero continente africano è stato
investito dallansia di privatizzare e liberalizzare:
tendenza che rischia di penalizzare fortemente
i rurali (cioè chi lavora con la terra
da generazioni) e le loro famiglie. Allora che
fare? Il Cncr propone una modernizzazione dellagricoltura
famigliare, fermi restando i valori che lhanno
sempre animata.
Allo Stato, riconosciuto in tutta la sua autorevolezza,
si chiede dunque di aprire delle negoziazioni
franche e sincere su vari punti: fra cui,
lassistenza al mondo rurale colpito da una
siccità senza precedenti (per quasi due
mesi, in Senegal, non è caduta una goccia
dacqua); il rilancio della produzione dellarachide;
il coinvolgimento delle organizzazioni contadine
nella privatizzazione della Sonacos (Società
nazionale di commercializzazione degli oleaginosi);
la revisione di tutti i progetti in corso riguardanti
il mondo rurale per riassorbire gli inaccettabili
ritardi nellutilizzo degli aiuti allo sviluppo;
ma soprattutto la preparazione di una legge dorientamento
agricolo e di una legge di riforma fondiaria per
il 2003.
Su questultimo punto il più
fondamentale il ministro dellAgricoltura
e dellAllevamento, Habib Sy, ha deluso le
aspettative: Una politica agricola esiste
già, ha detto, il progetto
di legge sarà rimesso ai deputati che lo
voteranno prossimamente. E la gente non
ha nemmeno aspettato che finisse di parlare, svuotando
pian piano gli spalti dello stadio. Una cosa è
certa: il governo del presidente Abdoulaye Wade
non se la caverà così. Di fatto,
non può sottrarsi al dialogo con la controparte.
Dora in avanti, secondo quanto stabilito
il 26 gennaio, ci sarà infatti un incontro
pubblico annuale con il capo dello Stato, un altro
ogni quattro mesi con il premier e un terzo bimensile
con i ministri interessati.
DEMOCRAZIE MADE IN AFRICA
Il Cncr sta dunque acquisendo una sempre maggiore
autorevolezza. Non è un partito e non ha
alcuna intenzione di diventarlo; non è
nemmeno un sindacato, anche se ha unattività
molto simile ad una federazione di categoria (senza
però indire scioperi); è qualcosa
di nuovo. Emblema di un movimento trasversale
che è presente, seppure in forme diverse,
in Brasile pensiamo ai Sem Terra
come in Francia. La stessa manifestazione del
26 gennaio, per la quantità dei presenti,
latmosfera, ma soprattutto i contenuti emersi,
appare come uno straordinario esercizio di democrazia.
Made in Senegal. Fra laltro,
il Cncr figura tra i membri fondatori del Roppa
(Rete di organizzazioni contadine e di produttori
dellAfrica dellOvest), che raggruppa
organizzazioni simili in tutta lAfrica occidentale.
Quando questa Rete comincerà a far sentire
il suo peso in sede di contrattazioni dellOmc,
tutti se ne accorgeranno.
LUnione economica e monetaria dellAfrica
occidentale dovrà riesaminare le sue politiche;
e lUnione europea, nelle prossime negoziazioni
per gli accordi di libero scambio con i paesi
membri della Comunità economica degli Stati
dellAfrica occidentale, dovrà tenerne
conto. Fino ad oggi, i paesi del Nord del mondo
hanno continuato a sovvenzionare le loro agricolture,
ad imporre delle quote e delle norme sanitarie
allimportazione; col risultato, ad esempio,
che i produttori di cotone in Grecia e in Spagna
possono permettersi prezzi bassissimi, mentre
quelli africani sono fuori gioco. Ora i contadini
del Senegal dicono: Abbiamo il diritto di
proteggere la nostra agricoltura famigliare e
la nostra sovranità alimentare. Che
lAfrica nutra lAfrica. Questo è
il futuro.
CITTADINI DI SECONDA CLASSE
Lagricoltura senegalese è in crisi
dalla fine degli anni 70. Le politiche di disimpegno
dello Stato, di privatizzazione e di liberalizzazione
condotte attraverso la Nuova Politica Agricola,
la svalutazione del franco FCFA e il programma
di aggiustamento strutturale del settore agricolo,
non hanno permesso un rilancio durevole. La povertà
e linsicurezza alimentare sono diventate
fenomeni generalizzati nelle campagne. Oltre il
70% dei rurali vive sotto la soglia di povertà.
La nostra produttività resta debole,
leggiamo nel Manifesto del 26 gennaio, a
causa della remunerazione troppo scarsa del nostro
lavoro e della mancanza di investimenti in infrastrutture
e servizi pubblici in ambiente rurale: scuole,
dispensari, approvvigionamento dellacqua,
ecc. sono insufficienti e carenti. I nostri figli
in età scolare non possono restare al villaggio.
La realtà è che siamo diventati
cittadini di seconda classe. |