| La raccolta, Ieri è
vicino. Scritti sul Sudafrica (Reinventing a Continent),
appena uscita in Italia, comprende saggi che vanno
dal 1982 al 1995. Per quale ragione ritiene che
sia così importante continuare a scavare
nel passato? Il Sudafrica non ha forse chiuso
definitivamente i conti con lapartheid?
O cè qualcosa che ancora va chiarito?
Molte delle questioni messe in luce dagli anni
dellapartheid restano importanti per qualsiasi
società dove sia evidente qualche forma
di repressione (razzismo, sessismo, omofobia,
ecc.): e questo riguarda praticamente ogni società
libera del pianeta. Per il Sudafrica
in particolare, ignorare il passato molto recente
aumenterebbe il rischio di scivolarci nuovamente
dentro. La nuova Amministrazione sta già
iniziando a mostrare segnali della stessa intolleranza,
abuso di potere, e corruzione che caratterizzarono
il regime dellapartheid.
La lotta della maggioranza del popolo sudafricano
contro lapartheid ha profonde radici culturali
e politiche. Viene da molto lontano, sinspira
a fonti diverse (dalle tradizioni africane al
pensiero di Gandhi). Oggi, quale direzione sta
prendendo?
Non è così semplice prevedere, dove
stia andando. In generale, ha una crescente consapevolezza
del fatto che nessuna lotta di liberazione della
mente umana e dello spirito potrà mai finire:
il male scopre sempre nuovi spazi, dove potersi
inserire. Più specificatamente, stiamo
scoprendo che mentre in passato loppressione
in Sudafrica veniva equiparata automaticamente
alloppressione razziale, ora che lapartheid
è finito, altre forme di oppressione stanno
continuando: in particolare quella nei confronti
delle donne (in società nere e bianche;
in forme manifeste e nascoste): per me, come scrittore,
questa è uno dei principali ambiti, su
cui focalizzare la mia scrittura.
Se confrontiamo la situazione attuale con quella
di Unarida stagione bianca (Ed.
Frassinelli 1989 e 1999), come è cambiato
il Sudafrica?
Il maggior progresso che è stato fatto,
riguarda un movimento dapertura: ci sono
ancora scandali, abusi di potere, ma ciò
che succede oggi più frequentemente che
in passato, è la denuncia pubblica; la
libertà di stampa è un fattore determinante
nella nuova società. Tuttavia, elementi
dei vecchi servizi segreti sono tuttora attivi
allinterno dellattuale polizia ed
esercito, e il loro uso della forza (compresa
la morte di prigionieri durante la detenzione)
continua. Inoltre, nuove persone in posizioni
di potere stanno ricorrendo alle stesse tecniche
di tortura e abuso. In genere, a parte una classe
media nera emergente e ricca, è ancora
terribile essere neri in questo paese. La Costituzione
garantisce la libertà personale, ma in
pratica, essere poveri e neri significa ancora
che la propria voce non viene sentita, e i lavoratori
neri (soprattutto nelle aziende agricole, nei
servizi domestici, ecc.) continuano ad essere
brutalmente sfruttati.
Nel contempo, se si raffronta la situazione di
oggi con quella di dieci anni fa, non si può
negare che abbiamo fatto molta strada; lentamente,
molto lentamente la vita sta migliorando; cè
più speranza per il futuro di quanta non
ce ne fosse una volta.
Lapartheid è finito senza una
guerra totale. Questo costituisce un esempio straordinario
per la nostra epoca. Cosa insegna, soprattutto
agli altri paesi africani, agli Stati Uniti e
ai loro alleati nella guerra che si sta concludendo
in Afghanistan?
Sì, ci aspettavamo tutti un bagno di sangue.
Avendolo evitato, la possibilità di negoziati
pacifici è stata dimostrata nel modo più
sorprendente che si potesse immaginare. È
stato provato il valore della parola, e della
mente umana. Penso che soprattutto gli Stati Uniti
con le loro risposte automatiche e sanguinarie,
con la loro fede nella forza bruta, dovrebbero
tenerne maggiormente conto.
Ritiene che la Commissione Verità e
Riconciliazione possa essere un modello per il
resto del mondo? O è invece qualcosa di
unico, che difficilmente potrà essere esportato?
In molti modi concreti, la Commissione non ha
funzionato: la gente ha avuto la sensazione
che le proprie ingiustizie siano stati esposte,
ma non ad un vero destinatario; cè
ancora, da parte delle vittime, il desiderio di
qualche tipo di compensazione. Tuttavia, sono
convinto che senza la Commissione avremmo finito
per vivere in una giungla di forza bruta. Credo
fermamente che abbia costituito un esempio. È
ovvio che ogni caso è diverso, dovrebbe
dunque essere adattata alle differenti circostanze.
Ma sono assolutamente convinto che come modello
possa essere applicato alla maggior parte delle
situazioni sociopolitiche. Sempre che ci sia la
volontà da entrambe le parti in
un conflitto di farlo funzionare.
È veramente possibile che gli intellettuali
rispondano ad una sfida politica? Nella prefazione
al suo libro, Nelson Mandela dice: La qualità
della nostra libertà futura dipenderà
dagli stimoli critici e creativi che sapranno
produrre i nostri scrittori e intellettuali.
Qual è il loro ruolo, oggi, in Sudafrica?
Temo che la maggioranza degli intellettuali sudafricani
oggi preferisca sedersi sugli allori, come se
la loro funzione fosse finita. Ma questa non potrà
mai finire. Le sfide sono sempre lì. Il
problema è che in una situazione doppressione
innaturale (lapartheid) gli scrittori sono
ascoltati con maggior prontezza che altrove. Sapendo
che gli scrittori rischiano la vita, la libertà,
attraverso il loro lavoro, la gente prestava loro
più attenzione. In una situazione normale
(sempre che esista), le persone non ci badano.
Il valore della parola è ribassato.. E
questo crea un vero problema. Ma ritengo che non
ci sia ragione perché gli scrittori /intellettuali
sprofondino nel silenzio dellimpotenza.
Non cè ragione per sentirsi marginalizzati.
Attraverso quel che uno scrive, si deve semplicemente
suscitare linteresse della gente.
In che modo la reinvenzione del continente
può legarsi allidea del Rinascimento
africano che il presidente sudafricano Thabo Mbeki
sta promuovendo? Somiglianze e differenze
Penso che le due cose vadano di pari passo (a
parte il fatto che Mbeki può promuovere
lidea di rinascimento più per ragioni
egoistiche che per vere ragioni politiche e filosofiche):
inoltre la renaissance sembra avere
una collocazione più stretta, quanto a
scopi politici. La mia idea di reinventare un
continente va oltre, richiede un nuovo modo di
vedere il futuro (dellAfrica e del mondo).
È una prospettiva filosofica più
ampia.
Recentemente il Partito nazionale africano (Pan)
ha stipulato unalleanza con il Partito nazionale
nuovo (lex partito di governo ai tempi dellapartheid).
Alcuni sono delusi di questo fatto, altri sono
scettici e cioè non credono che lalleanza
partitica funzionerà. Lei che cosa ne pensa?
In che senso questaccordo può offrire
una nuova opportunità di cooperazione fra
bianchi e neri nella costruzione del nuovo Sudafrica?
Sulla carta, e nelle parole dei politici, sembrerebbe
una straordinaria opportunità per una vera
cooperazione al di là della vecchia separazione
tra bianchi e neri.
Purtroppo però, conoscendo i partecipanti,
è invece un caso emblematico di opportunismo
politico (da entrambe le parti), il cui scopo
è di assicurarsi più voti alle prossime
elezioni. Sono estremamente scettico su questa
mossa. Ha più a che fare con lavidità
personale e le manovre, che con qualsiasi reale
convinzione del bisogno di ex nemici di convivere.
Il Sudafrica è stato scelto come sede
del Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile,
che si terrà a Johannesburg il prossimo
settembre. È un chiaro segno di fiducia
nei confronti del nuovo governo. Che tipo di contributo
può offrire il Sudafrica per la promozione
di uno sviluppo economico (sradicamento della
povertà, aumento delloccupazione,
migliore qualità delleducazione,
ecc.), che sia sostenibile dal punto di vista
ambientale?
Come la Conferenza del 2001 sul Razzismo, temo
che possa cadere nel dimenticatoio. Lintero
evento è già stata depredato da
politici che intendono guadagnarci in voti. Manca
una vera visione e un vero impegno. Ritengo che
lo sviluppo sostenibile possa essere raggiunto,
ma non finché blocchi di potere continuano
a tramare col solo scopo di utilizzare questaltra
opportunità per arricchirsi e promuoversi.
E intanto si maschera la sofferenza della maggioranza
della popolazione, che ancora non ha voce in capitolo.
A cura di ALESSANDRA GARUSI |