Dipendenze e potere
di Sabrina Pantano
Riflessioni su immigrazione, tossicodipendenza e risposta dello Stato.

Oggi, essere extra comunitari, essere drogati è una colpa…e bisogna punirli! Perché: i primi spacciano e i secondi consumano…e chi sta sopra? Si gode i soldi, si sniffa la cocaina, ha il potere legale e illegale e non si pensa a punirli.
La politica repressiva deve essere attuata solo per i “poveracci”, come se già non avessero vissuto una vita oppressiva…Ma, non importa quale sia stata ed è la vita di queste persone, devono essere punite perché più sfortunati, più disgraziati.

Le carceri sono piene di tossicodipendenti e di extra comunitari. Si, perché solo loro hanno commesso reati in questa nostra nazione democratica…
Stiamo assistendo alla delegittimazione di quei magistrati che hanno osato andare contro il potere politico ed economico. Al fatidico max processo, dopo le stragi del ’92-’93, su 300 e oltre ergastoli inflitti ai mafiosi ci sono state zero condanne per i corrotti…Nel ’96 passa la legge 109 che sequestra i beni ai mafiosi e vieni abolita la parte che riguardava la confisca dei beni pure ai corrotti…Ma, perché questi corrotti non devono essere puniti?! Anche loro ci hanno derubato e ci derubano, hanno offuscato e offuscano un pezzo di futuro dei nostri figli.

Abbiamo assistito alla delegittimazione e alla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino…e di tanti altri: sindacalisti, giornalisti che ad oggi non possono più esprimere le loro opinioni.
Stiamo assistendo alla morte della Costituzione Italiana…
Per quanto tempo ancora dobbiamo assistere a queste prepotenze, a questa arroganza?!

Ritornando agli extra comunitari, guardo un quadro dove sono rappresentate donne meridionali che lavorano in fabbrica, ripenso agli anni ‘50, a tutte quelle persone che sono state costrette a lasciare le loro terre per procurarsi un pezzo di pane da dare ai loro figli. Per loro la vita non è stata facile così come non lo è per i nuovi stranieri di oggi.

A Torino negli anni ‘50 davanti alle case trovavi la scritta: “non si affitta ai terroni”. Oppure, se riuscivano a trovare una casa era una stalla e ci vivevano in 10-15 persone…si, erano persone, ma venivano trattati come animali.
Ho conosciuto tanti extra comunitari, anche spacciatori…ho chiesto loro cosa li ha spinti a lasciare la loro terra e la risposta era ovvia: la fame, la povertà…i loro bimbi. In tanti hanno moglie e figli. Alcuni non hanno conosciuto il proprio figlio e non vedono l’ora di mettere un po’ di soldi da parte per ritornarsene nel loro paese. Qui non vogliono rimanere e li capisco!
Ma, qualcuno si è mai chiesto come fanno queste persone ad avere in mano la piazza, lo spaccio?

No, perché se pensate che i nostri mafiosi siamo così stupidi da lasciare che questa gente arrivi qui e faccia i propri comodi, vi sbagliate! Loro sono la manovalanza dei nostri mafiosi, sono i picciotti: rischiano, vanno in carcere, se beccati, e vengono accontenti con gli spiccioli.
…Ho incontrato pure tanti giovani e meno giovani tossicodipendenti, ognuno con alle spalle una storia difficile, fatta di abbandoni, solitudine, maltrattamenti…giovani che hanno vergogna a ridere perché privi di denti, giovani che hanno perso il senso della vita, la bussola…Adulti che si vergognano di guardare negli occhi i propri figli perché non sono stati in grado di garantire loro un futuro, una vita dignitosa.

Sarebbe un segno di civiltà se prima di condannare, di giudicare…i nostri sapientoni e benpensanti ascoltassero per qualche ora ciò che, questi ragazzi e non, hanno dentro il loro cuore, la loro anima…senza stare a differenziare i giovani di San Patrignano da quelli del Gruppo Abele, di Exodus o altri. E’ da ignoranti differenziare le comunità come positive e negative, ogni comunità ha la sua specificità, il suo modello. Così come ogni giovane studente ha diritto a scegliere la scuola per cui è maggiormente portato, così come ogni persona è libera di curarsi con la medicina tradizionale o con quella omeopatica; allo stesso modo i tossicodipendenti devono essere liberi di scegliere il trattamento, la terapia, la comunità a loro più idonea. Non si può pretendere di creare un modello unico per tutti…ogni persona è diversa dall’altra, ogni persona ha le sue esigenze, i suoi bisogni. E mi sembra democratico e civile rispettare la pluralità, la diversità senza opprimere i bisogni, le differenze, l’Essere…



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