Champagne
di Roberta Migliavacca
Un commento sull'intervista rilasciata a settembre del 2003 da Berlusconi ai giornalisti della rivista inglese "The spectator", in cui il Presidente del Consiglio afferma che Mussolini non uccise mai nessuno, al massimo "mandò qualcuno in vacanza al confino".

Chi scrive è la nipote di un “villeggiante”. Il confino fu solo una delle misure adottate contro di lui dal fascismo e venne preceduto da arresti preventivi, obblighi di firma e svariate altre forme di intimidazione e repressione. Mio nonno non era un intellettuale, mi pare che il suo titolo di studio non superasse la quinta elementare e tuttavia seppe sempre trovare la dignità di tenere la schiena diritta, anche quando significò rischiare la propria vita e l’incolumità della sua famiglia.

In sua memoria nei giorni scorsi ho chiesto di poter aderire all’appello firmato da numerosi membri delle comunità ebraiche italiane, il cui testo mette giustamente in guardia dal pericolo di una strumentalità dell’incontro “riparatore” con il Presidente del Consiglio. Mi affido alla veridicità dei resoconti dell’avvenimento pubblicati sui principali quotidiani: se la cronaca riporta con fedeltà i termini delle attenuanti portate dall’On. Silvio Berlusconi a propria discolpa, temo ci sia ben poco altro da fare che rispedire le scuse al mittente. Non è ammissibile edulcorare l’amaro sdegno per quel giudizio sul fascismo accampando vaghe giustificazioni di cattiva cinematografia o, peggio, tentare di sovrastarne l’eco con il rumore dei tappi di champagne!

Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a simili esternazioni a cui, per giunta, fanno da corollario ripetuti tentativi di stravolgere il significato del 25 aprile, o di procedere ad una revisione di dubbia serietà storiografica dei manuali scolastici, per non dire dei tagli ai finanziamenti destinati agli Istituti Storici per lo studio della Resistenza e alle Associazioni Partigiane, attuati sia in sede nazionale che dalle amministrazioni locali di centro-destra.
Quello che capita non è dunque solo un grave e disdicevole incidente di percorso.

Il presidente emerito Scalfaro aveva pochi giorni prima lanciato un preciso allarme e sarebbe auspicabile un’assunzione di responsabilità individuale di ogni cittadino italiano davanti alla progressiva erosione della carta costituzionale. Ho una personalissima bussola riguardo alle persecuzioni nazi-fasciste ed essa mi aiuta ad orientarmi anche rispetto alle nefandezze di totalitarismi di altro “colore”. A chi pretende di giustificare la propria ignavia invocando i tempi bui, o peggio di alleggerire la diretta responsabilità di delitti con la formula dell’aver eseguito degli ordini, l’unica risposta adeguata continua per me ad essere che “se non seppero quel che facevano, fu per non volerlo sapere, fu per quell’ignoranza che l’uomo assume e perde a suo piacere, e non è una scusa, ma una colpa; e che di tali fatti si può bensì esser forzatamente vittime, ma non autori”.

E’ questo il crinale, la linea di confine che non può essere oltrepassata, la discriminante anzitutto etica e morale con cui ciascun individuo è chiamato a fare i conti. E’ la radice di ogni scelta, la sola possibilità di riscatto da adesioni in buonafede a pessime ideologie o dalla passiva accettazione di derive totalitarie e disumanizzanti di sistemi politici nati da ben diverse speranze. E’ la lezione di Perlasca e dei tanti ancora anonimi Giusti tra le Nazioni, è il coraggio che ha tessuto la rete di solidarietà che ha protetto e aiutato i Partigiani nelle città, in campagna e sulle montagne, è la consapevolezza di gesti a volte piccoli e per nulla eroici, ma umanamente necessari.

Tutto questo altro non è che il valore civile che ha reso possibile la rifondazione del nostro paese, l’eredità viva della Resistenza e il messaggio più alto che la Costituzione ha inteso infondere all’ordinamento democratico. Le parole del Presidente del Consiglio hanno inferto una grave ferita a questa eredità, non mi hanno offesa in quanto ebrea o perché famigliare di un perseguitato politico del fascismo, mi hanno ben più gravemente colpita in quanto essere umano e cittadino del mondo. Non sono una personalità, non ho accesso ai media, confesso senza particolari timori di essere una perfetta sconosciuta. Ma non rinuncio a rivendicare il mio diritto a non delegare ad alcuna Comunità, Associazione o partito politico la decisione di accettare scuse maldestre e artificiose. Che gli Ebrei americani diano pure una patacca in più a questo nuovo amico di Israele!

Il mio dolore per la violenza che scuote quella terra di latte e miele è ormai una mescola di rabbia e impotenza e credo sia tempo che la diaspora, a costo di profonde lacerazioni, abbia il coraggio di far emergere con forza le differenti posizioni e le contraddizioni che la percorrono. Non discuto la rappresentatività di persone come Riccardo Pacifici, anche se forse converrebbe spiegare a questo irruente portavoce che le relazioni esterne sono una sorta di reparto cristalleria, e a volte non giova muoversi all’interno con la medesima grazia di un elefante. So però che molti, moltissimi ebrei non condividono una sola parola delle dichiarazioni rilasciate da Pacifici e pubblicate dal Corriere della Sera del 19 settembre. Mi auguro che non restino in silenzio, ho fiducia in una reazione, so che sapranno non avere timore di accuse insensate di “odio di sé” o addirittura di essere additati come nemici di Israele!

Cosa significa oggi “essere fuori luogo”? E’ lontano dal baricentro un ebreo della diaspora, o più verosimilmente, un colono protetto dalle mitragliatrici e dai carri armati in un insediamento illegale piazzato sul territorio che dovrebbe appartenere allo Stato Palestinese? Esistono forse nuovi valori ebraici che consentono di parlare della deportazione di un popolo (o di una parte di esso) e che prevedono l’eliminazione fisica, senza alcun processo, di rappresentanti eletti dai palestinesi? Io torno a ribadire la mia fiducia nel Manzoni della Storia della Colonna Infame…E’ scritto “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Pare che un grande maestro a cui venne chiesto di spiegare con estrema sintesi la dottrina ebraica abbia risposto citando questo basilare precetto. E si dice che abbia aggiunto: “Tutto il resto è commento”. Quanto è vicino il governo di Sharon al precetto della Torah e alla saggezza di Rav Hillel?



> torna su
> torna ai contributi