| Chi scrive è la
nipote di un “villeggiante”.
Il confino fu solo una delle misure adottate
contro di lui dal fascismo e venne preceduto
da arresti preventivi, obblighi di firma
e svariate altre forme di intimidazione
e repressione. Mio nonno non era un intellettuale,
mi pare che il suo titolo di studio non
superasse la quinta elementare e tuttavia
seppe sempre trovare la dignità di
tenere la schiena diritta, anche quando
significò rischiare la propria vita
e l’incolumità della sua famiglia.
In sua memoria nei giorni scorsi ho chiesto
di poter aderire all’appello firmato
da numerosi membri delle comunità
ebraiche italiane, il cui testo mette giustamente
in guardia dal pericolo di una strumentalità
dell’incontro “riparatore”
con il Presidente del Consiglio. Mi affido
alla veridicità dei resoconti dell’avvenimento
pubblicati sui principali quotidiani: se
la cronaca riporta con fedeltà i
termini delle attenuanti portate dall’On.
Silvio Berlusconi a propria discolpa, temo
ci sia ben poco altro da fare che rispedire
le scuse al mittente. Non è ammissibile
edulcorare l’amaro sdegno per quel
giudizio sul fascismo accampando vaghe giustificazioni
di cattiva cinematografia o, peggio, tentare
di sovrastarne l’eco con il rumore
dei tappi di champagne!
Non è la prima volta che ci troviamo
di fronte a simili esternazioni a cui, per
giunta, fanno da corollario ripetuti tentativi
di stravolgere il significato del 25 aprile,
o di procedere ad una revisione di dubbia
serietà storiografica dei manuali
scolastici, per non dire dei tagli ai finanziamenti
destinati agli Istituti Storici per lo studio
della Resistenza e alle Associazioni Partigiane,
attuati sia in sede nazionale che dalle
amministrazioni locali di centro-destra.
Quello che capita non è dunque solo
un grave e disdicevole incidente di percorso.
Il presidente emerito Scalfaro aveva pochi
giorni prima lanciato un preciso allarme
e sarebbe auspicabile un’assunzione
di responsabilità individuale di
ogni cittadino italiano davanti alla progressiva
erosione della carta costituzionale. Ho
una personalissima bussola riguardo alle
persecuzioni nazi-fasciste ed essa mi aiuta
ad orientarmi anche rispetto alle nefandezze
di totalitarismi di altro “colore”.
A chi pretende di giustificare la propria
ignavia invocando i tempi bui, o peggio
di alleggerire la diretta responsabilità
di delitti con la formula dell’aver
eseguito degli ordini, l’unica risposta
adeguata continua per me ad essere che “se
non seppero quel che facevano, fu per non
volerlo sapere, fu per quell’ignoranza
che l’uomo assume e perde a suo piacere,
e non è una scusa, ma una colpa;
e che di tali fatti si può bensì
esser forzatamente vittime, ma non autori”.
E’ questo il crinale, la linea di
confine che non può essere oltrepassata,
la discriminante anzitutto etica e morale
con cui ciascun individuo è chiamato
a fare i conti. E’ la radice di ogni
scelta, la sola possibilità di riscatto
da adesioni in buonafede a pessime ideologie
o dalla passiva accettazione di derive totalitarie
e disumanizzanti di sistemi politici nati
da ben diverse speranze. E’ la lezione
di Perlasca e dei tanti ancora anonimi Giusti
tra le Nazioni, è il coraggio che
ha tessuto la rete di solidarietà
che ha protetto e aiutato i Partigiani nelle
città, in campagna e sulle montagne,
è la consapevolezza di gesti a volte
piccoli e per nulla eroici, ma umanamente
necessari.
Tutto questo altro non è che il valore
civile che ha reso possibile la rifondazione
del nostro paese, l’eredità
viva della Resistenza e il messaggio più
alto che la Costituzione ha inteso infondere
all’ordinamento democratico. Le parole
del Presidente del Consiglio hanno inferto
una grave ferita a questa eredità,
non mi hanno offesa in quanto ebrea o perché
famigliare di un perseguitato politico del
fascismo, mi hanno ben più gravemente
colpita in quanto essere umano e cittadino
del mondo. Non sono una personalità,
non ho accesso ai media, confesso senza
particolari timori di essere una perfetta
sconosciuta. Ma non rinuncio a rivendicare
il mio diritto a non delegare ad alcuna
Comunità, Associazione o partito
politico la decisione di accettare scuse
maldestre e artificiose. Che gli Ebrei americani
diano pure una patacca in più a questo
nuovo amico di Israele!
Il mio dolore per la violenza che scuote
quella terra di latte e miele è ormai
una mescola di rabbia e impotenza e credo
sia tempo che la diaspora, a costo di profonde
lacerazioni, abbia il coraggio di far emergere
con forza le differenti posizioni e le contraddizioni
che la percorrono. Non discuto la rappresentatività
di persone come Riccardo Pacifici, anche
se forse converrebbe spiegare a questo irruente
portavoce che le relazioni esterne sono
una sorta di reparto cristalleria, e a volte
non giova muoversi all’interno con
la medesima grazia di un elefante. So però
che molti, moltissimi ebrei non condividono
una sola parola delle dichiarazioni rilasciate
da Pacifici e pubblicate dal Corriere della
Sera del 19 settembre. Mi auguro che non
restino in silenzio, ho fiducia in una reazione,
so che sapranno non avere timore di accuse
insensate di “odio di sé”
o addirittura di essere additati come nemici
di Israele!
Cosa significa oggi “essere fuori
luogo”? E’ lontano dal baricentro
un ebreo della diaspora, o più verosimilmente,
un colono protetto dalle mitragliatrici
e dai carri armati in un insediamento illegale
piazzato sul territorio che dovrebbe appartenere
allo Stato Palestinese? Esistono forse nuovi
valori ebraici che consentono di parlare
della deportazione di un popolo (o di una
parte di esso) e che prevedono l’eliminazione
fisica, senza alcun processo, di rappresentanti
eletti dai palestinesi? Io torno a ribadire
la mia fiducia nel Manzoni della Storia
della Colonna Infame…E’ scritto
“non fare agli altri ciò che
non vorresti fosse fatto a te”. Pare
che un grande maestro a cui venne chiesto
di spiegare con estrema sintesi la dottrina
ebraica abbia risposto citando questo basilare
precetto. E si dice che abbia aggiunto:
“Tutto il resto è commento”.
Quanto è vicino il governo di Sharon
al precetto della Torah e alla saggezza
di Rav Hillel? |