Dagli amici mi guardi Iddio...
di Roberta Migliavacca
Un contributo a commento di un articolo apparso il 7 novembre 2002 sul Corriere della Sera a proposito del libro "Lettere a un amico ebreo", scritto da Sergio Romano.
> Leggi l'articolo di Fertilio e un estratto della prefazione di Romano

“Dagli amici mi guardi Iddio…”. L’incipit, ammetto, è scontato, ma non trovo chiosa più efficace alla prefazione che dovrebbe- ohinoi!- arricchire con “un nuovo pungente capitolo” il saggio Lettera a un amico ebreo di Sergio Romano, della quale il prodigo Corriere della Sera non ha mancato di offrire ai propri lettori ampia anticipazione nell’edizione di giovedì 7 novembre.

Aveva osservato Martin Buber come gli ebrei siano il gruppo umano a cui viene richiesto più insistentemente di definirsi e di giustificare la propria esistenza. Oggi, grazie a Sergio Romano, si può finalmente risolvere tale millenaria questione: gli ebrei stanno nel mondo per potersi dare il cambio sugli scranni di un Sommo Tribunale dell’Antisemitismo che, essendo riunito in seduta permanente, richiede un’organizzazione su più turni, se non altro per consentire nell’ordine:

a) l’espletamento di prosaiche, ma ineludibili, funzioni corporali. Il popolo eletto discende, tra gli altri, da Salomone: una tradizione di stile giudicante che non vedrebbe di buon occhio la presenza di “pianisti” al momento del voto in camera di consiglio.

b) la gestione e il controllo delle immense risorse finanziarie che dovranno portare alla realizzazione del complotto giudaico-massonico (nome in codice Baviat Hamashiah)

c) l’organizzazione di eventi promozionali secondo l’ormai collaudato format “Giornata della Memoria”, tormentoni nei quali gli ebrei sottopongono i goym (ossia il resto degli inquilini del pianeta) ad una specie di TSO collettivo, detto contrappasso del deicidio o anche transfert freudiano del senso di colpa.

d) L’assolvimento della funzione riproduttiva, perlopiù attuata con l’assurdo rito del lenzuolo con buco (si rimanda sull’argomento al famoso film “Un’estranea tra noi”) e, naturalmente, esercitata quasi esclusivamente per non lasciar cadere la joint-venture primordiale: “Ti farò moltiplicare, ti farò diventare molte genti. Stabilirò il mio patto tra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, nel corso delle generazioni”(Gen. 17, 46-7). In caso di discendente maschio, segue ovviamente ulteriore assenza giustificata di parenti e rabbino circoncisore per milah.

Trovato dunque lo scopo che consente agli ebrei di dare un senso alla loro esistenza – e ragazzi scusate, ma proprio un popolo duro di nuca siete, se avete avuto bisogno di aspettare che arrivasse il prof. Romano a spiegarvi la mission! – resta da risolvere la spinosa questione dell’intendersi sul termine “prescrizione”. E qui l’ineffabile ex ambasciatore mette il dito non in una, ma in dieci piaghe: infatti vai a spiegare cosa vuol dire far “ragionamenti antistorici”a gente che tutti gli anni si siede intorno a un tavolo e ricomincia a raccontarsi la storiella dell’Esodo come se fosse essa stessa uscita dall’Egitto la mattina prima! Convinci personaggi di tal fatta a liberarsi del complesso di Amalèk, forma ossessivo-compulsiva che li induce a veder sbucare potenziali persecutori da ogni angolo! “Spreco di sprechi”, come ha detto Kohèlet, il fiato impiegato per tentare di spiegar loro che “prescritto”, nel linguaggio giuridico significa “estinto” e pertanto conviene archiviare un po’ di fascicoli lì al Tribunale, se non altro per evitare di ingolfarsi di arretrati che non consentirebbero di rispettare i tempi per un giusto processo.

Il filone Papi va riunito con l’altro intitolato Simpatici Crociati (tipo quelli che alla fine del XI secolo sterminarono le comunità ebraiche della Valle del Reno) e i presunti responsabili di atti non teologicamente corretti vanno convocati tutti insieme in videoconferenza spiritica e già che ci siete mandate un bell’avviso di garanzia a Isabella di Castiglia e a Torquemada.
Suggerisco di stralciare le accuse ai vari autori di ammazzatine di ebrei accusati ,vox populi, di omicidio rituale, nonché per i responsabili di reiterati pogrom. In questi casi deve prevalere il principio di pacificazione, giacché risalire all’esatta percezione cristiana dell’ebreo in auge in quei lontani momenti storici e nei relativi contesti geopolitici significherebbe dare il via ad un discutibile procedimento indiziario, con conseguente rischio di pericolose derive ideologiche. Contando poi che non si può pretendere di attribuire alle norme un valore retroattivo, sarebbe di fatto nulla ogni condanna per comportamenti criminali apertamente perpetrati con il consenso delle leggi all’epoca vigenti, o protetti da una consuetudine di impunità ampiamente condivisa dalle società in cui tali delitti maturarono e furono attuati.

Per quanto riguarda il nazismo, visto che Sergio Romano ci rassicura sulla sua unicità, mettiamolo una volta per tutte nel “passato che non c’è più”, categoria che Leonardo Sciascia, intellettuale di mezza tacca, stigmatizzava come appartenente ad “uno storicismo di profonda malafede, se non di profonda stupidità”, ma che senza dubbio appare allineata al target oggi maggioritario nel nostro belpaese.
Con i comunisti il discorso è diverso: quelli tengono il ritratto di Stalin sotto il cuscino e hanno appena mandato un milione di cosacchi travestiti da fricchettoni in avanscoperta a Firenze.
Ma per loro, cari amici ebrei, non preoccupatevi: un’invincibile triade veglia su di voi. MadonnachescrivediRabbiaediOrgoglio salirà su una collina del Chianti, insieme a RegistaInacidito e all’OnorevolechelesseCelineManoncicapìniente.Qui i due accompagnatori la aiuteranno a sedersi su una pila di arretrati del Corriere della Sera e a turno le sosteranno il braccio, affinché i vostri nemici siano sconfitti e il loro ricordo cancellato da sotto i cieli. Un’ultima osservazione: qualora abbiate ravvisato gli estremi per l’iscrizione di Romano Sergio nel registro degli indagati, evitate, cari autoconvocati membri del Tribunale Speciale dell’Antisemitismo, di chiamare il cardinale Walter Kasper a far parte del collegio giudicante.
Ho il ragionevole sospetto che un suo recentissimo discorso, pronunciato lo scorso 28 ottobre e disgraziatamente pubblicato da un noto quotidiano bolscevico, contenga inconfutabili estremi per una ben motivata richiesta di ricusazione della corte…

Roberta Migliavacca

Ps: segnalo la necessità urgente dell’istituzione del Premio Fonfer (leggasi Cialtrone) dell’Anno e l’assegnazione, in questa prima edizione 2002, di una vittoria ex aequo ai Sigg. Romano e Fertilio.

 

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